L’Era Digitale secondo Luca Gammaitoni. La recensione di Gianni Paoletti del libro del fisico gualdese

Pubblichiamo l’interessante recensione che il professor Gianni Paoletti, docente di Storia e Filosofia, ha inviato alla redazione di Gualdo News in merito all’ultimo libro di Luca Gammaitoni, ordinario di Fisica sperimentale presso l’ateneo perugino e direttore di vari programmi internazionali di ricerca. Suo l’interessante e acuto saggio dal titolo “Sei valori per l’Era Digitale. Le lezioni americane di Italo Calvino rilette da uno scienziato. Quaranta anni dopo“.


Il taglio del libro è, appunto, quello dello scienziato che esamina, riordina, spiega, fa chiarezza, dirada le nebbie di fake di vario genere. Ma, l’attitudine più profonda del saggio, dallo stile agile e pieno di spunti, in verità è quella del filosofo, se è vero come è vero, che interpretare il proprio tempo, come diceva Hegel, è appunto filosofare. D’altro canto, e non per niente, la prima parola della filosofia è stata Physis, natura, da cui, appunto, “fisica”.
Il punto di partenza è l’assunzione di una Weltanchauung radicale, secondo cui «nella nostra difficoltà di interpretare correttamente la realtà» si trova «la ragione fondamentale dello stato di difficoltà che attraversa la nostra società». Il mondo “trasparente” dell’epoca web, per un’iperbole bizzarra, è diventato una nube di opinioni fallaci, di insicurezze, se non di falso presentato come plausibile, o gabellato perfino per vero, purché attraente e vendibile. Un mondo, per dirla con David Foster Wallace, in cui la verità è solo un’insolita variante di una opinabilità integrale e senza regole.

Luca Gammaitoni indaga, sulla scorta di Calvino, ma anche di Richard Feynman, di Borges di altri grandi intellettuali, proprio nelle pieghe del paradosso che alberga in quella che egli definisce «Era Digitale», non a caso denotata con le iniziali maiuscole, a sottolinearne la natura di periodizzazione “forte”, come una sorta di nuovo medioevo, ricolmo di bagliori, ma tutti assai ingannevoli. Se non ben interpretati, appunto. L’aggettivo “personal”, ad esempio, scrive l’autore, connota tutti i device, ma con l’esito illogico e nocivo che fa degradare personale a individuale, come seguendo un «programma di individualizzazione dell’umanità». E da qui anche il venir meno, scrive Gammaitoni, dei paradigmi classici con cui si costruisce una comunità cosciente e reciprocamente collaborativa o cooperante: i partiti, i sindacati, le associazioni. E, a cascata, l’avvento di una politica come controllo, sorveglianza e coazione più o meno morbidi. Sussiste, dunque, un filo rosso fra l’atomizzazione e l’anomia dell’esperienza social e la crisi dei valori comuni: a farla da padrona è il “personal” come sovranità egolatrica dell’individuo. La società, come intreccio di interessi impermeabili o indifferenti al bene, al vero e persino al bello, fa soccombere la comunità, ove quei tre valori, oltre a quelli di Calvino, dovrebbero governare.

Gammaitoni mostra, poi, molti altri elementi dell’Era Digitale, come la «datificazione». L’algoritmo – che uniforma, svia, invoglia e appiattisce – crea una sorta di passività intellettuale, che si genera attraverso una manipolazione aperta, o addirittura rivendicata, trascinando verso la propria crisi il regime democratico, e aprendo la strada al trionfo del «capitalismo della sorveglianza». Comprare, insomma, sì, ma ragionare meglio di no. Di questa Era Digitale, scrive Gammaitoni, «in questo momento le ombre sembrano sovrastare le luci», e obiettivo del libro è proprio quello di «evidenziare gli spazi di luce», e indicare un cammino verso il suo «superamento». Un termine – superamento – molto caro a certa filosofia del Novecento che intravedeva rischi analoghi a quelli che l’autore individua. L’Heidegger di Essere e tempo, per stare sui classici intramontabili, aveva preconizzato le forme decadute dell’Era che Gammaitoni descrive con molta perspicacia: nell’epoca del “si dice” e del “si pensa” (come sui social, verrebbe da dire) la chiacchiera sostituisce il dialogo, la mera curiosità fa sparire il desiderio di capire, e l’equivoco diventa il succedaneo della verità.

I valori-paradigmi indicati da Calvino nelle Lezioni americane sono i punti fermi, suddivisi nei vari capitoli del libro, che guidano le riflessioni di Luca Gammaitoni, dalla disamina, molto suggestiva, della leggerezza, fino all’elogio, molto illuminista, e quindi molto apprezzabile, dell’incertezza. Il tutto con uno sguardo rivolto sempre al mestiere di fisico e alle occasioni di riflessione che quello stesso mestiere offre. La naturale consistenza degli atomi, pur nella loro natura “incerta” fra particella e onda, scrive Gammaitoni con una metafora assai indovinata, sono più rassicuranti dei bit, che sanno di artificioso e, per traslazione, quasi di strutturalmente insincero, ambiguo, ingannevole.

La natura del tempo, il «mito della velocità», la passione dell’autore per clessidre, chiostri e labirinti, come paradossi spazio-temporali in cui tutto fluttua più che “stare”, il camminare legato al pensare (altro topos heidegerriano, più che aristotelico), certi intelligenti stimoli che l’autore suggerisce dal cinema, le novità della fisica esposte in maniera chiara anche per un neofita: insomma, Sei valori per l’Era Digitale è un libro ben scritto per qualsiasi lettore curioso, di cui qui si è giusto fatto vedere, per restare ad un lessico fisico, solo qualcuna delle molte interessanti oscillazioni.

Gianni Paoletti, docente di Storia e Filosofia

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Redazione Gualdo News
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