La morte di Gino Cello, il cacciatore gualdese di 70 anni deceduto il 15 ottobre durante una battuta sulla montagna a confine tra Gualdo Tadino e Fabriano, ha avuto un seguito pesante anche sui social network.
Commenti di scherno, addirittura messaggi di soddisfazione per la sua morte e, in alcuni casi, auguri di fare la stessa fine rivolti ad altri cacciatori hanno spinto Federcaccia Umbra a intervenire pubblicamente e la figlia a chiedere agli utenti di segnalare i contenuti più gravi.
Federcaccia ricorda Gino Cello come proprio associato ed esprime vicinanza alla famiglia, agli amici e a quanti gli hanno voluto bene. Ma il cuore della nota riguarda ciò che è accaduto dopo la tragedia.
L’associazione venatoria sottolinea che il confronto sulla caccia può e deve restare libero, anche nelle posizioni più critiche, ma non può trasformarsi nell’insulto alla memoria di una persona morta o nell’augurio che la stessa sorte tocchi ad altri.
“Si può essere contrari alla caccia. Si può contestarla, criticarla, chiedere di modificarne le regole o persino auspicarne l’abolizione. Tutto questo rientra nel legittimo confronto democratico – scrive Federcaccia Umbra – Ma gioire della morte di un essere umano, insultarne la memoria e augurare la morte ad altre persone non è libertà di opinione“.
Il tono della presa di posizione è molto duro. L’associazione parla di una deriva di odio che accompagna troppo spesso le tragedie che coinvolgono il mondo venatorio e chiede che il tema venga affrontato anche da chi ricopre responsabilità pubbliche, associative e comunicative.
Federcaccia annuncia due iniziative. Da una parte intende sollecitare, anche attraverso la struttura nazionale, una riflessione del legislatore sull’introduzione di strumenti più specifici per contrastare le manifestazioni più gravi di odio sociale. Dall’altra si riserva di valutare eventuali azioni legali nelle sedi competenti rispetto ai messaggi che possano assumere rilevanza giuridica.
Alla presa di posizione dell’associazione si aggiunge quella della figlia di Gino Cello, che su Facebook ha lanciato un appello agli utenti: individuare e segnalare i commenti contenenti minacce, auguri di morte, incitamento all’odio o altre forme di aggressione scritta.
Nel suo messaggio precisa di non chiedere a nessuno di cambiare idea sulla caccia, ma di non restare indifferenti davanti a parole che colpiscono una famiglia già provata dalla perdita.
“Dietro una notizia c’è una persona. Dietro quella persona c’è una famiglia”, scrive. E invita chi legge a utilizzare gli strumenti di segnalazione messi a disposizione dalle piattaforme, evitando però di rispondere agli insulti con altri insulti. “Oggi non vi chiedo di difendere un cacciatore. Vi chiedo di difendere il rispetto per la vita umana, la dignità delle persone e il dolore di una famiglia”.
La vicenda della morte di Gino Cello aveva colpito profondamente Gualdo Tadino. L’uomo aveva perso la vita durante una giornata di caccia nella zona montana al confine con le Marche. Ora, a quella tragedia, si è aggiunto per i familiari anche il dolore nel leggere una serie di commenti degli haters che hanno spostato il dibattito dal dissenso sulla caccia all’odio sui social.















