Per il quarto anno consecutivo Marco Coldagelli ha firmato la regia televisiva di ProSceniUm – Festival della Canzone Città di Assisi – Memorial Cristian Parisi, andato in scena il 17 ottobre al Teatro Lyrick e disponibile dal 28 ottobre su RaiPlay in una versione televisiva di 90 minuti.
Per il giovane regista gualdese, questa edizione segna un passaggio ulteriore: il Festival è diventato un original di Rai Contenuti Digitali e Transmediali.
Il concorso nazionale dedicato ai cantautori emergenti ha visto quest’anno la conduzione di Pino Insegno e Loredana Torresi, con nove finalisti accompagnati da un’orchestra ritmo-sinfonica diretta dal maestro Giovanni Sannipoli e con Michele Scarabattoli alla direzione musicale.
Sul palco si sono alternati Fausto Leali, Chiara Galiazzo, Roger Wright, Vincenzo Incenzo, Giorgio Carli e Frate Alessandro. A vincere è stato Milomaria, nome d’arte di Emiliano Maria Balbo, con il brano “Via Maqueda”, premiato anche con il riconoscimento NuovoImaie da 10mila euro.

Per Marco Coldagelli il lavoro è partito dall’impostazione artistica ideata dal direttore Roberto Lipari, che ha curato anche personalmente il disegno del palco, e dalla costruzione dello spettacolo insieme a lui e alla conduttrice e autrice Loredana Torresi. Su quella base il regista ha sviluppato il linguaggio televisivo, cercando di conservare l’efficacia della messa in scena teatrale e, allo stesso tempo, trasformarla in un prodotto destinato alla visione su schermo.
La produzione televisiva ha impiegato dieci camere all’interno del Teatro Lyrick, comprese una floorcam su binario di 16 metri, due camere a controllo remoto e un gimbal utilizzato secondo il linguaggio della steady. A queste si sono aggiunte tre camere e un drone per un set esterno allestito alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, collegato con l’orchestra che suonava contemporaneamente sul palco del teatro.
Una delle particolarità tecniche dell’edizione 2026 è stata l’introduzione di un sistema realizzato dallo stesso Marco, battezzato scherzosamente “ColdaPilot”. Il software, ispirato a strumenti utilizzati nelle grandi produzioni musicali televisive, ha consentito di sincronizzare la regia con le sequenze dell’orchestra e di programmare in anticipo gli stacchi camera in corrispondenza di crescendo, riff, fill e assoli previsti dagli arrangiamenti.
Accanto a Coldagelli, nell’unità mobile esterna al teatro, hanno lavorato il direttore della fotografia Daniele Bartoli e l’assistente alla regia Pamela Paciotti. Il dispositivo produttivo ha coinvolto inoltre operatori di ripresa, assistenti, tecnici e personale di palco, coordinati con la produzione diretta da Luca Scota.

ProSceniUm si aggiunge a un percorso professionale che negli ultimi anni ha visto Marco Coldagelli impegnato in numerose produzioni televisive e musicali. Nel 2021 aveva firmato la sua prima regia Rai con un concerto del Roma Festival Barocco trasmesso su Rai 5 e RaiPlay; dal 2023 lavora alla distribuzione internazionale della Prima della Scala, mentre nel 2024 ha sviluppato AC3X Radio, progetto sperimentale dedicato all’audio immersivo; collabora inoltre da cinque anni come aiuto regista del maestro Duccio Forzano alla realizzazione di Musicultura dallo Sferisterio di Macerata.
Marco, è il quarto anno consecutivo alla regia di ProSceniUm, ma questa edizione arriva su RaiPlay. Che significato ha per te?
“Per me è un onore aver firmato la regia televisiva per il quarto anno consecutivo e stavolta con il coronamento della Rai che, grazie alla direzione Contenuti Digitali e Transmediali, ha creduto in me e nel festival. È un passaggio importante perché premia un percorso cresciuto nel tempo e una visione condivisa con chi questo spettacolo lo costruisce ogni anno, Roberto e Loredana in particolare, che mettono anima e corpo in questa missione.”
Da dove sei partito per trasformare uno spettacolo teatrale in un prodotto televisivo di 90 minuti?
“Lo spettacolo nasce innanzitutto dalla lungimiranza di Roberto Lipari, direttore artistico con anni di esperienza nello show e nel musical, che insieme a Loredana Torresi mi ha dato fiducia. Roberto ha costruito l’estetica del palco e dello spettacolo, così come la scelta degli artisti e dei brani. Su quella base ho lavorato per creare l’estetica televisiva, cercando di rendere merito a ciò che il teatro offriva e unendo il linguaggio dello show televisivo a quello del teatro musicale di alto livello.”
Quanto è stato importante integrare coreografie e luci?
“Molto. Ho lavorato con Roberto sulla corretta interazione con le coreografie curate da Marina Rulli, che ha portato eleganza classica e circense su un palco molto esigente. Allo stesso modo era fondamentale rispettare il lavoro del light designer Patrick Vitali, che ha proposto e costruito dei crescendo luminosi eccezionali, pur rispettando gli stringenti standard televisivi, con il prezioso coordinamento del direttore della fotografia Daniele Bartoli, al mio fianco in questa impresa e che ha garantito il pieno rispetto del bilanciamento colorimetrico e luminoso del prodotto, pur nel mantenimento di un’estetica d’impatto.
La macchina produttiva era particolarmente articolata. Come avete impostato le riprese?
“Al Teatro Lyrick avevamo dieci camere: una floorcam su binario da 16 metri, due camere a controllo remoto e un gimbal utilizzato tassativamente secondo il linguaggio della steady. A questo si aggiungeva un set esterno alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, con altre tre camere e un drone. Da lì abbiamo realizzato una performance in simultanea con l’orchestra che suonava al Lyrick. È uno dei passaggi che secondo me merita di essere visto direttamente nel prodotto.”
Per questa edizione hai creato anche un sistema specifico di supporto alla regia, il “ColdaPilot”. Di cosa si tratta?
“È un sistema simile, come concetto, a CuePilot e LiveEdit, ma costruito su misura per questa produzione. L’ho chiamato scherzosamente ColdaPilot. Ricevendo un segnale di sincrono comune tra palco, orchestra, luci e regia, mi consentiva di avere accanto al program tutte le indicazioni che avevo previsto sugli arrangiamenti. Potevo quindi sapere in anticipo quando sarebbe arrivato un crescendo, un fill, un riff o un assolo e programmare le mie scelte di regia.”
In pratica gli stacchi camera venivano preparati direttamente sulla musica?
“Esatto. Avevo la possibilità di costruire preventivamente una parte importante della regia sugli arrangiamenti. Questo rende molto più agile la gestione dal vivo, perché sai con precisione cosa sta per accadere musicalmente. Poi naturalmente resta sempre la componente live, perché uno spettacolo non è mai completamente prevedibile.”
Dietro una regia di questo tipo quanto conta la squadra?
“È fondamentale. Il risultato finale esiste soltanto perché esiste una squadra. Voglio ricordare gli operatori Matteo Tantucci, Stefano Arcelli, Yuriy Yudin, Maurizio Esposito, Gioele Casolari, Andrea Cavazzuti, Luca Dottori, Andrea Mammoli ed Elis Karakaci, il produttore esecutivo Nicolò Baronci, problem solver eccezionale, Marco Dottori, Andrea Castellani e Stefano Galiotto come assistenti al programma. Il progetto audio di Alberto Pepoli. E poi Silvia Marcellini, che al Lyrick ha lavorato come ispettore di studio ed è stata il collante tra il coordinamento di scena e la regia televisiva, come sempre una garanzia.”
Accanto a te in regia c’erano anche collaboratori con cui lavori da tempo.
“Daniele Bartoli era al mio fianco come direttore della fotografia e per il controllo tecnico dell’OB-Van, insieme a mia moglie Pamela Paciotti come assistente alla regia. Avere accanto persone che conosci e delle quali ti fidi è determinante, soprattutto in una produzione così complessa.”
Qual è stato il momento che ti ha dato maggiormente la sensazione che il meccanismo stesse funzionando?
“Quando musica, palco, coreografie, luci e regia iniziano davvero a muoversi come un unico organismo. Durante la prima prova movimenti di Marina con i performer, ho capito che ce la stavamo facendo. Sul palco c’erano grandi ospiti, da Fausto Leali a Chiara Galiazzo, Roger Wright, Vincenzo Incenzo, Giorgio Carli e Frate Alessandro, accanto ai finalisti. La vittoria di Milomaria con Via Maqueda è stata anche una chiusura molto intensa, con lui visibilmente emozionato e il teatro completamente coinvolto.”
Hai citato spesso le persone che ti hanno accompagnato nel tuo percorso professionale. Quanto hanno contato?
“Molto. Stefano Massoli quattro anni fa mi ha dato l’opportunità di salire al timone di questa produzione. Giuseppe Marcacci continua a essere una presenza fondamentale, capace di supportarmi nei risultati positivi e soprattutto nei momenti difficili, trasformandoli in occasioni di crescita. È un modo di affrontare il lavoro che viene anche da quello che mi hanno insegnato i miei genitori, Laura e Pierluigi, che hanno sempre creduto in me.”
Quando guarderai quei 90 minuti su RaiPlay, cosa speri che arrivi allo spettatore?
“Spero di essere riuscito ad accompagnarlo in punta di piedi, senza mai distoglierlo da ciò che conta realmente, cioè la buona musica. Mi piace ricordare una frase di Duccio Forzano: il regista, quando non si nota, vuol dire che ha fatto un buon lavoro. Quindi spero che durante quell’ora e mezza chi guarderà lo show si dimentichi di me. Ma solo per quell’ora e mezza, mi raccomando.”

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