“Waldum, voci da una città che racconta” – Alessandro Pavoni, il primo drappiere di Gualdo

Nel nuovo episodio di “Waldum – Voci da una città che racconta”, il progetto ideato da Sara Bossi, studentessa di Lettere e Civiltà Moderne, torniamo indietro nel tempo per riscoprire la figura di Alessandro Pavoni, primo drappiere di Gualdo Tadino. Una storia familiare intensa, segnata da radici profonde, lavoro, eleganza e orgoglio, che rivive oggi grazie ai ricordi custoditi da sua nipote Lucia e al valore della memoria come ponte tra generazioni.

EPISODIO 6 – ALESSANDRO PAVONI, L’UOMO CHE ISPIRO’ L’ELEGANZA GUALDESE

Alessandro Pavoni nasce da un’unione segreta tra le mura di casa. Figlio di Rinaldo da Fabriano e la sua donna di servizio sarda Giuseppina.

A seguito di un breve periodo in cui Alessandro e suo fratello Ugo acquisirono il cognome “Diotallevi”, Rinaldo decise di adottarli e di farli crescere con sé.

Il cognome “Diotallevi” veniva dato ai bambini orfani o trovatelli, era tipico delle zone marchigiane ed anche umbre.

Il significato di questo cognome simboleggiava un augurio di crescita e promozione per i bambini meno fortunati che non potevano godere del riconoscimento da parte dei genitori.

Alessandro cresce dunque da figlio legittimo e trova l’amore a Valtopina; l’incontro con una donna bellissima di nome Lucia Cottoni spianerà la loro strada verso un futuro roseo e di benessere.

Tra il 1918 e il 1919 aprirà il negozio di stoffe “Pavoni” precisamente in corso Piave 20, dove nei piani superiori ci fu e c’è ancora il Palazzo di famiglia Pavoni. (attualmente occupato dal Conad di Piazza, vicino la chiesa di S. Donato).

Alessandro ebbe cinque figli: Ugo, Mario, Sergio, Franco (padre di Lucia) e Anna.

Viene ricordato come un uomo severo, taciturno, ma alla sua famiglia non fece mai mancare nulla perché quelle stoffe si sarebbero rivelate la loro più grande fortuna.

La signora Lucia mi ha raccontato dei suoi ricordi d’infanzia, di quanto fosse bello vivere in quel palazzo maestoso ed elegante.

Delle tavole imbandite di buon cibo e sempre colme, dei bei vestiti e giocattoli che le venivano regalati, delle brave donne che lavoravano per la sua benestante famiglia.

Nulla le sarebbe mai stato negato, dalle bambole di pezza alla radio, dal cavalluccio a dondolo intagliato in legno al primo televisore in bianco e nero.

Il negozio di stoffe godè di particolare fortuna per molti anni fino al 1975 circa. Chiunque volesse un bell’abito o magari una tappezzeria pregiata si recava presso il negozio Pavoni.

Le belle donne che erano solite andare a ballare allo storico Teatro Talia quando ancora era adibito a sala da ballo, sceglievano le stoffe per cucire un meraviglioso abito, magari di damasco o velluto, con pizzi e merletti.

Le famiglie più abbienti che tendevano a vivacizzare il loro arredamento con motivi floreali e materiali pregiati.

Essere un drappiere nel 1930 significava essere un esperto del settore tessile e dell’abbigliamento, un abile venditore e un gestore di negozio, con un ruolo importante nel fornire vestiario e tessuti ad una comunità, quella gualdese sicuramente, ma anche fuori dalle nostre mura. Gran parte dell’Umbria accorreva nella nostra bella Gualdo per comprarsi al metro stoffe e tessuti. Basti pensare che in quegli anni realizzarsi gli abiti a casa era una pratica molto diffusa, motivata sicuramente da ragioni economiche.

Mi sono informata su come si creasse un vestito partendo da zero nelle case delle famiglie italiane intorno agli anni 30-50 del ‘900 e da cosa provenisse tutto questo interesse e radicalizzazione del ‘fai da te’.

Innanzitutto il sapersi creare un vestito era una vera e propria moda: la donna, infatti, iniziava consultando riviste di moda italiane, ricordiamo “La Donna”, “Eva”, “Grazia”, si sfogliavano cataloghi di modelli o osservando gli abiti indossati da attrici famose o dalle signore più chic. Si cercava uno stile che fosse in linea con le tendenze del momento (Silhouette allungata, vita segnata o leggermente abbassata, maniche a sbuffo, drappeggi) e naturalmente adatti all’occasione (abito da giorno,da sera,da lavoro). Una volta scelto lo stile, si procurava il cartamodello e pensate che le stesse riviste spesso fornivano inserti con modelli base. Si prendevano le misure, si acquistava il tessuto e solitamente per il giorno si sceglieva un cotone, per la sera la seta e il drappiere consigliava personalmente la quantità di materiale da acquistare per concludere il lavoro, insieme ai materiali di merceria quali filo coordinato, bottoni, cerniere, ganci, passamanerie.

Insomma all’epoca, entrare in un negozio di tessuti, non significava solo uscire dal negozio con un vestito, ma con una vera cultura di moda tra le mani.

La conseguenza di tutte queste donne che a casa creavano i loro abiti è stata proprio la ricerca dell’originalità, il volere un qualcosa di diverso e più bello degli altri e tutto questo ha favorito nel tempo un cambiamento che ha portato la moda italiana ad essere una delle più ambite al mondo.

Nonno Alessandro morì a causa di una brutta malattia, ma verrà ricordato per essere stato non solo “drappiere”, ma anche capo dell’associazione cattolica, democristiano e capo dell’associazione commercianti.

P.S.: Il libro che vedrete scorrere nel video è il risultato di un lavoro artigianale della signora Lucia che ha creato per suo nipote Leone, in modo che non si dimentichi mai le sue origini e che i ricordi di una vita che lui non ha vissuto rimangano impressi nel tempo.

Articolo precedenteInaugurata a Fossato di Vico la “Mostra d’Arte” dell’Università Popolare di Gualdo Tadino
Articolo successivoGuasto elettrico a Gualdo Tadino: interrotti i servizi al Centro Salute, trasferiti medico di guardia e farmaci
Redazione Gualdo News
Gualdo News è il nuovo portale di informazione 2.0 della città di Gualdo Tadino.