Gualdo Tadino, no al termovalorizzatore. Il Consiglio di Stato dà ragione alla Regione Umbria

Il Consiglio di Stato ha messo un punto fermo sulla gestione del ciclo dei rifiuti in Umbria, riaffermando con forza il valore supremo della pianificazione pubblica e della tutela ambientale”.

Con la sentenza n. 03657/2026, la Sezione Quarta ha parzialmente riformato la precedente pronuncia del Tar Umbria, confermando definitivamente la legittimità dei provvedimenti con cui la Regione Umbria ha disposto l’archiviazione del progetto proposto dalla società Waldum Tadinum Energia Srl per un impianto di termovalorizzazione a Gualdo Tadino

Questa sentenza del Consiglio di Stato segna un momento di chiarezza fondamentale per la nostra Regione – commenta l’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca – Non si tratta di una vittoria contro un’iniziativa privata, ma dell’affermazione del primato dell’interesse pubblico e della programmazione ordinata su logiche estranee alle necessità dei nostri territori. Abbiamo sempre sostenuto che l’Umbria debba essere un modello di economia circolare, dove il recupero di materia e la riduzione della produzione di scarti siano il cuore pulsante delle politiche ambientali”.

Una decisione – prosegue De Luca – che rappresenta una vittoria fondamentale per i cittadini umbri e per il futuro della nostra terra. Il massimo organo di giustizia amministrativa ha riconosciuto che la difesa del paesaggio e della salute pubblica non può essere subordinata a logiche di mercato prive di coordinamento istituzionale”.

Il nucleo centrale della sentenza risiede nel riconoscimento della Regione come titolare di un potere di pianificazione “molto ampio“. I giudici hanno chiarito che l’amministrazione non ha solo il diritto, ma il dovere di orientare la localizzazione degli impianti e, soprattutto, di quantificare il bisogno impiantistico reale.

Secondo il Consiglio di Stato, la programmazione regionale non è un mero dato statistico, ma una previsione vincolante volta a garantire un “equilibrato sviluppo territoriale“.

La vicenda aveva avuto una prima svolta nell’ottobre 2024, quando il Tar dell’Umbria aveva accolto il ricorso della Waldum Tadinum Energia contro il provvedimento con cui la Regione aveva archiviato la richiesta di PAUR per la realizzazione di un impianto di termovalorizzazione con recupero energetico nella Zona Industriale Nord di Gualdo Tadino.

Secondo il Tar, il recupero energetico dei rifiuti non poteva essere considerato soggetto a una sorta di “monopolio” pubblico affidato ad AURI e alla Regione, ma rientrava in un settore aperto alla libera concorrenza tra operatori privati. I giudici amministrativi di primo grado avevano quindi stabilito che l’istanza della società non dovesse essere archiviata senza una valutazione nel merito.

La decisione aveva aperto un ampio dibattito politico e ambientale sul territorio. A Gualdo Tadino si era costituito anche il comitato cittadino “Mi Rifiuto!”, nato con l’obiettivo di contrastare la realizzazione dell’impianto e promuovere una raccolta firme contro il progetto.

Ora il pronunciamento del Consiglio di Stato ha riconosciuto alla Regione un potere di pianificazione “molto ampio”, chiarendo che l’amministrazione ha non solo il diritto ma anche il dovere di definire il fabbisogno impiantistico e orientare la localizzazione delle strutture per il trattamento dei rifiuti.

Senza una guida pubblica forte, il rischio è quello di scivolare in una gestione frammentata e caotica che ignorerebbe i principi cardine di autosufficienza e prossimità stabiliti dalla normativa europea e nazionale.

La sentenza, sottolinea la Regione Umbria, conferma che l’archiviazione del progetto Waldum è stata giustificata proprio dalla sua contrarietà alle previsioni del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (Prgr), risultando non rispondente al fabbisogno regionale e ai criteri di localizzazione ivi determinati.

Il Consiglio di Stato ha evidenziato inoltre come la preclusione alla realizzazione di un impianto non sia un’illegittima limitazione della concorrenza, ma uno “strumento-chiave” per evitare il sovradimensionamento impiantistico che, nel caso dell’incenerimento, potrebbe disincentivare la raccolta differenziata e il riciclo. 

Poiché la termovalorizzazione è subordinata al riuso e al riciclaggio nel principio di gerarchia dei rifiuti, permettere la costruzione di impianti in assenza di un reale fabbisogno regionale comprometterebbe il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità e salvaguardia ambientale.

“La decisione di Palazzo Spada trova un solido ancoraggio negli articoli 9 e 41 della Costituzione,” afferma la Regione. “La sentenza n. 03657/2026 ricorda che l’attività economica, pur essendo libera, non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute o all’ambiente. La riforma costituzionale che ha dato rilievo espresso alla tutela degli ecosistemi rafforza, secondo i giudici, la centralità della pianificazione regionale come garante di interessi ambientali superiori rispetto alla mera iniziativa d’impresa”.

Il Consiglio di Stato ha colto quindi l’occasione per fornire importanti specificazioni tecniche riguardanti il regime di concorrenza nel settore del recupero energetico.

In sintesi i giudici hanno stabilito che, sebbene i privati possano proporre la costruzione di impianti in regime di concorrenza, tali proposte devono obbligatoriamente rispettare i binari della pianificazione regionale.

“Nel caso di Waldum Tadinum Energia Srl, l’insussistenza del fabbisogno e la localizzazione non conforme rimangono ‘ragioni giustificatrici’ autonome e sufficienti a sorreggere l’archiviazione del progetto“, conclude la nota della Regione.

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Redazione Gualdo News
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