“Il pascolo sulla Valsorda non è regolamentato”, nuova segnalazione del Movimento a difesa della natura

Ieri gli attivisti del Movimento liberi pensatori a difesa della natura hanno segnalato alle forze dell’ordine la situazione del pascolo sulla Valsorda

Alla fine di maggio l’associazione aveva presentato una richiesta di accesso agli atti per conoscere il Piano del pascolo per la montagna di Gualdo Tadino, un documento che deve contenere tutte le prescrizioni e gli elementi regolatori compresi i contratti di affitto. Lo scorso luglio i carabinieri forestali dell’Umbria hanno risposto che non possedevano i documenti richiesti. “Ci si chiede – sottolinea Mara Loreti – come sia possibile controllare l’attività di pascolo in area protetta senza la documentazione necessaria. Il dubbio sulla non esistenza del Piano pascolo sembra essere evidente visto che non è stato trasmesso alle Forestali”.

A fine luglio il Movimento, attraverso uno studio legale, ha presentato di nuovo la richiesta formale di poter prendere visione di questo documento. Il mese successivo il sindaco Presciutti è intervenuto con un’ordinanza che vietava il pascolo in Valsorda, abbeverata nel laghetto omonimo, la circolazione vagante delle vaccine non nelle particelle di dominio collettivo, in continuo  sconfinamento. Prima ancora c’era stato  l’intervento dell’ufficio Ambiente del Comune di Gualdo Tadino che inutilmente chiedeva alla comunanza agraria Appennino Gualdese di conoscere il Piano pascolo, le particelle concesse in affitto, il carico di bestiame, l’azienda agricola affittuaria. “Eppure  – evidenzia Loreti – le Comunanze in presenza di regolamentati contratti di affitto hanno l’obbligo della vigilanza (D.Lgs.42/2004, art. 146) anche se nella lettera del 26 agosto la presidente affermava  che all’ente agrario non sono attribuiti compiti di vigilanza”.

Tramite uno studio legale, il Movimento, il 24 settembre ha inviato  alle istituzioni e agli organi di controllo la richiesta di immediato intervento a tutela del Sito Natura 2000 di Gualdo Tadino e in particolare dei laghetti carsici, “inaspettatamente – hanno scritto dal Movimento – presi d’assalto come abbeveratoi dalle vaccine in maniera incontrollata, come se nulla fosse stato palesato, da Regione, Soprintendenza e Comune”. Viene chiesta inoltre la verifica del Piano zootecnico, della sua esistenza, delle autorizzazioni previste, nonché i contratti di affitto tra la Comunanza e l’azienda agricola.

L’ufficio Ambiente, due giorni fa,  ha risposto che il Comune si è attivato per proteggere il laghetto con recinzione elettrica, “più volte manomessa e danneggiata” e che ha attivato le verifiche con i soggetti preposti per la presenza del pascolo, della sua regolarità e dell’uso del laghetto carsico.

“L’aver gravemente ignorato da parte dell’ente privato, e degli organi di controllo che i laghetti carsici sono habitat naturali per la presenza di specie prioritarie- dichiarano dal Movimento ha portato ad un utilizzo  improprio,  da parte di un ente privato e all’assenza di interventi adeguati degli organi di controllo, che dovevano essere a conoscenza delle misure del Sito Natura 2000 di Gualdo Tadino, l’incompatibilità di ciò ha determinato un grave degrado alla comunità biotica di interesse comunitario. Pertanto nelle terre tutelate sottoposte a vincolo paesaggistico, interne al Sito Natura, si è assistito in questi anni, ed ancora oggi settembre 2021 ad un pascolo incontrollato, in assenza dell’obbligatorio Piano pascolo (richiesto più volte con accesso civico, mai inviato e mai reso pubblico alla collettività dei naturali gualdesi) e delle necessarie autorizzazioni, atte a garantire il corretto esercizio del pascolo sia la tutela delle biodiversità floristiche e faunistiche, utilizzando l’unico abbeveratoio esistente zona Chiavellara.”

Le aree interessate dal pascolo sono quelle interne agli habitat 6210 e 9210. Secondo quanto previsto dalle misure di conservazione del ZSC IT5210014 Monti Maggio- M. Nero: nell’habitat 6210 – Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) è vietata la messa a coltura dei pascoli. In tale habitat la rimessa a coltura del pascolo è ammessa, previa valutazione di incidenza, nei soli casi in cui sia finalizzata alla conservazione, alla valorizzazione degli habitat e più in generale alla salvaguardia ed allo sviluppo della vocazione del territorio ed alla preservazione dall’abbandono, sempre nel rispetto degli obiettivi comunitari. Le misure di conservazione, riguardo all’habitat 6210 e relativamente al pascolo prevedono a carico del gestore: la redazione di piani zootecnici finalizzati alla conservazione della biodiversità mediante la definizione della capacità di carico, della durata del pascolo, delle tecniche di consociazione e rotazione, il punto di abbeverata; la diffusione di strutture mobili finalizzate all’esercizio di un pascolo razionato o a rotazione; azioni volte al recupero delle praterie degradate tramite interventi meccanici e/o esercizio del pascolo con un carico sostenibile in funzione dell’obiettivo floristico-strutturale da raggiungere. Qualora il pascolo venisse esercitato in aree tutelate ai sensi dell’art. 142 del D.Lgs. 42/2004 (tra le quali ricordiamo i territori al di sopra dei 1200 m. slm, le aree boscate e le aree gravate da usi civici) lo stesso dovrà essere assoggettato a preventiva Autorizzazione Paesaggistica ai sensi del D.Lgs. n. 42/2004.

Il laghetto in loc. Valsorda ricade all’interno di un’area ZSC del Sito Natura2000 IT5210014 e presenta una comunità biotica di interesse conservazionistico a livello europeo.

“Il Piano Pascolo e il Piano forestale – conclude Loreti – devono essere pubblicati e messi a disposizione della collettività dei gualdesi  in quanto un ente privato ha l’obbligo della partecipazione, della condivisione, gestendo un dominio collettivo pubblico e non privato”.

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