Ci sono luoghi che smettono di essere semplici esercizi commerciali per diventare custodi di una memoria collettiva.
Il Bar Paciotti, conosciuto come il “Bar de Gigetto“, è uno di questi. Nel testo di Sara Bossi, studentessa universitaria autrice del reportage “Waldum – Voci da una città che racconta”, rivive un angolo di Gualdo Tadino che per decenni ha rappresentato un punto d’incontro, un rifugio e una finestra sul mondo gualdese.
Era il tempo delle prime tv a colori, dei jukebox, delle partite viste insieme. In questo nuovo episodio del suo viaggio nella memoria gualdese, Sara ci accompagna nel centro storico, tra voci, risate, sport e musica, restituendo al lettore il sapore autentico di un’epoca in cui i bar non erano solo luoghi di passaggio, ma spazi di appartenenza e di racconto.
EPISODIO 20: QUANDO GUALDO TIFAVA DA GIGETTO
“Alza quella coppa Dino, alzala perchè il mondo la veda!“. Così mi è venuto in mente di dar voce all’ennesimo racconto, con una frase attribuita a Giorgio Tosatti mentre si rivolge a Dino Zoff che sta per alzare la Coppa del Mondo in quel meraviglioso 11 luglio 1982. L’Italia vince i mondiali dopo 44 anni di fermo.
Perché racconto questo? Perchè Gualdo c’era.
In un celebre angolo della nostra piazza, decine se non centinaia di gualdesi si erano riuniti per guardare la partita che avrebbe cambiato la storia del calcio italiano.
Cominciamo dal principio.
Era il 1969 quando la famiglia Pagliari decide di vendere il Bar che si trovava presso Corso Italia 8 a “Gigetto” e Gianni Paciotti, mantenendo invece la Tabaccheria all’interno per ancora qualche anno.
Si chiamava “Caffè Italia” e il nome restò anche dopo il passaggio di proprietà, poi fu cambiato in “Bar Paciotti”, per gli amici “Bar Gigetto”, per poi continuare con la “generazione” del “Vecchio Conio”.
Un via vai di persone che si incrociano fino alla chiusura, anno 1997. Verrà riaperto intorno al 2000/2001 sempre con la gestione di Fausto e Gianni Paciotti e la co-presenza di Monia Mattiacci e Fabio Marinelli fino al 2009 circa.
Un angolo di storia che porta con sé momenti di gioia soprattutto rivolta allo sport, argomento centrale e motivo di ritrovo per i gualdesi che andavano da Gigetto. Un punto di riferimento per i giovani della pallacanestro e del calcio.
Cito le Olimpiadi del 1972, quando Gualdo si riunì proprio lì perché Gigetto era l’unico al tempo a possedere una TV a colori, una Telefunken per l’esattezza. Tutti a gioire nella conquista di 5 ori, 3 argenti e 10 bronzi. Ricordo ad esempio i nomi femminili di Antonella Ragno (oro in scherma) e Novella Calligaris (argento nei 400 m stile libero).
Ancora una volta esattamente 10 anni dopo, Gigetto e Gianni allestiscono il Bar per i mondiali dell’82, un viaggio della speranza accompagnato da dischi e musica che si conclude con la vittoria schiacciante 3-1 contro la Germania Ovest.
Tuttora nello stesso angolo dove da poco ha aperto il bar Uniqo, possiamo trovare la targhetta “Il vicolo dei mondiali, Italia campione del mondo 2006”, con un doveroso ringraziamento da parte del Bar il Vecchio Conio nei confronti delle centinaia di persone che hanno vissuto insieme questo sipario vincente dei primi anni 2000.
“Alza la Coppa al cielo capitano, perché questa è la coppa di tutti noi italiani, perché oggi essere italiani conta di più”.
La storia non finisce qua.
Poco più in là, in quella piazzetta che noi oggi chiamiamo “Soprammuro”, ma prima era “La Piattaforma”, viene acquistata nel 1961 sempre dalla famiglia Paciotti una pizzeria insieme anche all’allestimento di un chiosco (più o meno dove ora ci sono gli ascensori) gestito da Gianni e Paolo, fratelli di Fausto Paciotti, dove si ricorda un jukebox per scegliere la musica e ballare mentre si beveva qualche bibita.
Anche oggi una storia di ricordi, di emozioni. Un passato che costruisce il presente ed un futuro che sogna ad occhi aperti. Tante persone, anime e vittorie, tanti cambiamenti, tempi aurei o tempi avversi, ma l’angolo è sempre quello.
E chissà se in quell’angolo si possa sperare ancora, alla ricerca di una vittoria nuova.
Grazie alla famiglia Paciotti per il contributo. Anche oggi un pezzo di puzzle è stato assemblato.













