A un anno dal Centenario del Beato Angelo, i gualdesi sono tornati a ritrovarsi all’Eremo di Val di Romore per una celebrazione che, dopo il debutto del 2024, punta nelle intenzioni dei promotori, a diventare un appuntamento stabile di novembre nel calendario spirituale gualdese.
La Messa di venerdì 14 ha richiamato nuovamente fedeli e devoti nel luogo dove il patrono di Gualdo Tadino visse in solitudine e preghiera larga parte della sua vita.
Lo scorso anno la funzione fu vissuta come un momento quasi storico, perché non risultavano precedenti memorie di celebrazioni liturgiche in quel luogo tanto caro ai gualdesi.
Durante la celebrazione, officiata da padre Marco Ronca, sono stati ricordati i defunti delle famiglie gualdesi e affidati al Beato Angelo i giovani che vivono lontano per studio o lavoro. La Messa è stata inoltre l’occasione per raccomandare alla protezione del patrono la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, in programma quest’oggi, per aiutare concretamente chi ha bisogno e che coinvolge numerosi volontari e associazioni del territorio.
A sottolineare il significato dell’iniziativa è Carlo Catanossi, che nel 2024 aveva guidato il Comitato del Centenario: “L’anno scorso abbiamo ridato un segnale importante, portando probabilmente per la prima volta una celebrazione religiosa in questo luogo. Quest’anno abbiamo voluto proseguire, per dare un senso di continuità a un appuntamento che ci auguriamo diventi annuale.”


Catanossi evidenzia anche come l’eremo stia conoscendo una nuova stagione di attenzione: “Effettivamente questo luogo ha ripreso vita ed è molto frequentato: c’è un flusso costante di persone che si avvicina al Beato Angelo, che viene qui a raccomandarsi, a lasciare un segno. È bello constatare come l’eremo stia tornando a essere un punto di riferimento per la fede dei gualdesi.”
All’interno dell’antico edificio sono ancora presenti, seppure in parte compromesse, alcune opere attribuite a Matteo da Gualdo: due Annunciazioni, due raffigurazioni del Beato Angelo, oltre alle immagini di San Francesco, San Rocco e di altri santi del periodo tra Medioevo e Rinascimento. Un patrimonio che, con la rinnovata attenzione, potrebbe tornare a essere finalmente valorizzato.
“La speranza – conclude Carlo Catanossi – è che questo eremo possa diventare davvero e definitivamente la casa del nostro Beato.”
L’appuntamento, come annunciato, sarà riproposto anche nel 2026, sempre nel mese di novembre.














