Gualdo Tadino aderisce alla “Rete dei Comuni sostenibili”. Le proposte e i dati del Movimento di Mara Loreti

Il Comune di Gualdo Tadino ha dato la propria adesione alla “Rete dei Comuni sostenibili” e la  Regione ha dato il via libera al  progetto presentato dall’amministrazione Presciutti per la protezione dei laghetti carsici di Valsorda.

Su questo ha espresso la propria soddisfazione Mara Loreti a nome del “Movimento liberi pensatori a difesa della natura” evidenziando che la roccia, l’acqua e il bosco rappresentano un trittico di vera ricchezza dell’Appennino di Gualdo Tadino”.

L’area a maggiore potenzialità idrica, nella Città della Ceramica, evidenzia Loreti,  è rappresentata dalla  fascia montuosa ad est  dove la situazione geologica locale permette la rapida infiltrazione delle acque, la loro percolazione in regime carsico e quindi in tempi brevi e la saturazione completa dell’acquifero (rocce calcaree fessurate) fino alle quote di battente. A questo punto le acque emergono in sorgenti note da tempo (Santo Marzio, Rocchetta, Palazzo Mancinelli, Rio Vaccara, per fare alcuni esempi.). La struttura appenninica può essere assimilata ad una piega anticlinalica il cui fianco occidentale è parzialmente eliso da faglie dirette immergenti verso la città.

Nel territorio comunale di Gualdo Tadino è possibile distinguere due zone: la zona della Rocchetta estesa di circa otto chilometri e la zona a nord di  essa estesa per circa 18 Km, con i parametri più vicini alla situazione attuale, modificata rispetto allo studio effettuato nel 1992 dal prof. Cattuto dell’Università di Perugia, e – aggiunge Loreti –“ tenendo conto dei fattori di variabilità, si può con facile calcolo applicabile ad una nota formula matematica, prevedere con buona approssimazione che la portata media in difetto si possa avvicinare a circa 720 l/s”.

 In Appennino cadono 1500 mm di pioggia all’anno e l’infiltrazione, grazie alla copertura vegetale molto estesa, fino ad alte quote, più estesa in superficie negli ultimi 37 anni e più longeva (Orno-Ostrieto di Campitella – Serrasanta e la Faggeta dell’ampia e lunga Valle del Fonno) è decisamente favorita come invece, al contrario viene ostacolata l’evaporazione. “E’ da ricordare inoltre – aggiungono dal Movimento – che la copertura vegetale con piante di alto fusto, veri bacini aerei sono, non solo garanzia di una maggiore quantità di acqua nel sottosuolo, ma anche garanzia di qualità: un grande albero è un depuratore naturale a costo zero, filtra e depura inquinanti, come anidride carbonica, solfati, fosfati, nitrati di ammonio, metalli pesanti  , idrocarburi, diossine e furani. Gli alberi quindi disinquinano terreni ed acqua

“Le nostre faggete – spiega la naturalista gualdese Mara Loreti – sono ecosistemi perfetti, straordinari, come quella della Valle del Fonno, della Valsorda, del Monte Maggio sono  consorzi vegetali, foreste , collocate in ambiente montano, estranee ad attività agricole e silvicolturali da tempi lontani. Sono in pieno vigore vegetativo, sono fustaie primarie, ecosistemi naturali di antica origine”.

L’Appennino centro- settentrionale è costituito da rocce calcaree intensamente fratturate e fessurate tale da far raggiungere valori elevati all’infiltrazione idrica, è carico di acqua. Le acque infiltrate circolano in regime carsico, con tempi di corrivazione brevi, fino a saturare gran parte del complesso calcareo. In corrispondenza dei “battenti” a bassa permeabilità le acque emergono in sorgenti.

“Questa rapida infiltrazione dell’ acqua, all’interno dei bacini carsici sottrae le acque all’azione dei raggi del sole, ai processi di filtrazione naturale, e fa sì che qualsiasi inquinante nel terreno possa raggiungere rapidamente la zona di saturazione e quindi le sorgenti – proseguono dal Movimento – E’ anche per questo che le misure di conservazione dei Siti Natura 2000, come il Sito ZSC M. Maggio-M. NeroIT5210014,  nel rispetto del principio fondamentale della conservazione della Biodiversità,  degli habitat, delle specie floristiche e faunistiche, prevede  per il pascolo di ungulati domestici la redazione di Piani Zootecnici finalizzati alla conservazione della biodiversità mediante la definizione della capacità di carico, della durata del pascolo, delle tecniche di consociazione e rotazione, dell’approvvigionamento idrico con abbeveratoi”.

 “Per il pascolo del bestiame  – sottolinea Loreti – si dovrà presentare un Piano Pascolo da parte dell’Ente gestore, che dovrà prevedere quanto richiesto per la conservazione dell’Habitat 6210, 9210, 8210, nonché il rispetto di quanto previsto al punto drenaggi che  vieta la rimozione, alterazione, riduzione, modificazione di stagni, acquitrini, prati umidi, zone di allagamento naturale e temporaneo. E ancora sulla base della legge regionale 28/11/2001 art. 6, l’attività di pascolo che ricade in aree sottoposte a vincolo idrogeologico e nei boschi, come in Gualdo Tadino, deve essere autorizzata, perché le deiezioni degli animali al pascolo mettono a rischio l’acqua e il suolo di aree carsiche. Il pascolo deve assumere un atteggiamento rotatorio, evitando concentrazioni per il grave rischio dell’inquinamento delle sorgenti di fondovalle . L’ingresso degli animali non controllati, all’interno dei boschi ha causato negli anni la distruzione del novellame vegetale. La difficoltà rigenerativa della faggeta sommitale, potrà nel tempo causare problemi di portata alle falde acquifere, ricaricate unicamente dalla chioma verde degli alberi”.

“I bacini calcarei idrogeologici di Gualdo Tadino – concludono dal Movimento – con i loro boschi ci regalano una disponibilità idrica annua notevole, di cui utilizziamo solo il 10% di quella ipotizzata. Un capitale reintegrabile che non ci possiamo permettere di non salvaguardare. Solo il rischio inquinamento derivante da una gestione corretta dei prati/pascolo e dei boschi potrebbe far perdere per sempre questo patrimonio idrico nascosto tra la discontinuità dei calcari, che si rinnova da milioni di anni, ogni anno. Le sorgenti una volta inquinate, sono perdute per sempre”.

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