Vittorio Sgarbi, dopo il successo dei progetti espositivi “Luciano Ventrone. Meraviglia ed Estasi” e “La stanza segreta”, torna a Gualdo Tadino per la mostra antologica “Come in una risacca”, dedicata all’artista Anna Morroni, promossa dal Polo Museale, a cura di Catia Monacelli e con il patrocinio del Comune di Gualdo Tadino. La mostra sarà inaugurata alla presenza del noto critico d’arte e delle autorità cittadine il prossimo sabato 12 giugno alle ore 12.00.
Un ritorno alle origini quello dell’artista, all’anagrafe Anna Berardi. Nata a Gualdo Tadino, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Perugia sotto la guida del professore e pittore aerospaziale Gerardo Dottori. Ha insegnato per diversi anni storia dell’arte e disegno, per poi dedicarsi esclusivamente all’arte, esponendo in Italia e all’estero. Oggi vive e lavora tra il suo atelier di Grottaferrata, a Roma, e quello di Lugano, in Svizzera.
“Molto c’è da dire sull’opera di Anna Morroni, sulla sua poetica e intrinseca bellezza” – queste le parole di Vittorio Sgarbi – “Figure solitarie si alternano a dipinti dove emerge la complessità del gruppo umano, come in una Babele in cui la comprensione sembra perduta per sempre. Trapela una tensione psicologica, il ricordo di un sogno che si materializza davanti ai nostri occhi, rendendo congelate e quasi immobili le figure di picassiana ispirazione”.
La mostra è accompagnata dal catalogo e tra gli scritti, quello del giornalista e critico d’arte Andrea Barretta, che prenderà parte all’evento.
“Questa mostra è un segnale di ripartenza”, ha precisato il sindaco di Gualdo Tadino Massimiliano Presciutti, “nell’ottica della crescita culturale e della promozione dell’arte e del turismo nella nostra città”.
“I progetti promossi dal circuito museale di Gualdo Tadino” – ha aggiunto l’Assessore alla Cultura Barbara Bucari – “sono un’officina, un laboratorio di sperimentazione in continua evoluzione, che si nutre del confronto che gli artisti instaurano con spazi museali già abitati e che popolano con nuove espressioni, linguaggi e cifre stilistiche”.
Sicuramente non un luogo qualsiasi la location della chiesa di San Francesco per l’artista, che è nata proprio in Corso Italia, al numero 23, quindi all’ombra del campanile. Stesso scenario in cui vennero celebrate nel 1963 le sue nozze con Bruno Morroni, compagno di vita e mentore.
“I viaggi nel mondo, l’incontro con altri popoli e la passione per la fotografia” – scrive la curatrice Catia Monacelli – “si ritrovano nella sedimentazione pittorica, divenendo una superficie di colore e di pelle insieme, limite invalicabile per l’artista e per lo spettatore, come la quinta di un teatro”.
La mostra sarà aperta al pubblico fino al 25 luglio e visitabile da giovedì a domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.00. Per informazioni è possibile rivolgersi al numero 075.9142445 o scrivere a info@emigrazione.it.