Rocchetta, anche la Corte di Appello di Roma riconosce la legittimità della proroga della concessione

E’ stata pubblicata nei giorni scorsi una nuova sentenza sulla vicenda della proroga della concessione a Rocchetta Spa. Questa volta ad esprimersi è stata la Corte di Appello di Roma, sezione usi civici, in merito a un ricorso presentato da Regione Umbria, Comune di Gualdo Tadino e azienda riguardo una sentenza emessa a suo tempo dal Commissario agli Usi Civici di Lazio, Umbria e Toscana.

Il tribunale romano ha nei fatti riconosciuto la legittimità della proroga delle concessioni, come già fatto lo scorso anno dal Consiglio di Stato.

La Corte d’Appello, nel lungo dispositivo di 23 pagine, ha fatto allo stesso tempo chiarezza riguardo l’interpretazione della legge 168/2017 recante “Norme in materia di domini collettivi” nella parte che riguarda la proprietà dei corpi idrici sia di superficie, come fiumi e laghi, che sotterranei, come le sorgenti, che ricadono su terreni di uso civico. Nella legge è scritto che sono beni collettivi “i corpi idrici sui quali i residenti del comune o della frazione esercitano usi civici”.

Questo aspetto per la Comunanza Agraria avrebbe dovuto invalidare la proroga della concessione, portandola a chiedere di conseguenza il riconoscimento “quale proprietà originaria del demanio collettivo tutti i corpi idrici insistenti su di esso, ivi comprese le acque superficiali e sotterranee.”

La Corte d’Appello di Roma spiega che non tutti i corpi idrici che insistono nei demani collettivi appartengono originariamente alla collettività di riferimento, avendo il legislatore precisato che i corpi idrici rientrano nei beni collettivi a condizione che su di essi i residenti del comune o della frazione abbiano esercitato ed esercitano usi civici“.

Quindi in questo ambito vi rientra soltanto la sorgente storica perché, scrivono i giudici, “solo essa è stata utilizzata dalla popolazione nel corso degli anni”.

Tutto ciò dà ulteriore legittimità alla proroga della concessione e, in forza di ciò, rende inammissibile per la Corte la richiesta di risarcimento avanzata dalla Comunanza. “Il diritto al risarcimento del danno – è scritto nel dispositivo – presuppone l’esistenza di una attività illecita perchè priva di valida autorizzazione, che nel caso di specie (…) non sussiste”.

La Corte di Appello ha confermato anche il giudizio del Consiglio di Stato sulla demolizione dei cabinotti dei pozzi, in quanto ha riconosciuto illegittimi gli atti del Comune con i quali nel 2017 aveva concesso a Rocchetta il cambio di destinazione d’uso dei terreni dei pozzi, essendo quella zona gravata da diritti di proprietà collettiva. In seguito alla sentenza del Consiglio di Stato era seguita un’ordinanza del sindaco con cui aveva imposto a Rocchetta la demolizione.

Il giudizio della Corte d’Appello verteva comunque anche sul possesso di alcune particelle di terreno, alcune delle quali non interessate dalla concessione rilasciata dalla Regione. In parziale riforma della sentenza del Commissario agli Usi Civici, è stato riconosciuto che alcuni terreni costituiscono proprietà collettiva della Comunanza Appennino Gualdese (ricadenti in parte, a quanto risulta, anche su un ex capannone dell’azienda) e altri no, disponendo che la Regione reintegri quelli di proprietà collettiva alla Comunanza “limitatamente ai terreni non ricompresi nelle fasce di rispetto previsti normativamente a tutela dell’attività estrattiva.”

Per quanto riguarda i procedimenti ancora in piedi, rimangono pendenti dinanzi al Consiglio di Stato il ricorso del Comune di Gualdo Tadino sulla legittimità della ricostituzione della Comunanza Agraria, dopo che il TAR ne aveva stabilito la correttezza, e quello in Cassazione della Comunanza Agraria contro la sentenza del Consiglio di Stato che ha riconosciuto la legittimità della proroga delle concessioni.

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