Con questo episodio di “Waldum, voci da una città che racconta”, il reportage di Sara Bossi entra nella memoria viva di Gualdo Tadino attraverso i ricordi di Rosita Baldassini.
Un racconto che attraversa quasi un secolo di storia, intrecciando vicende private e trasformazioni collettive, affetti familiari e identità civica. La sua testimonianza non è solo un ricordo, ma una chiave per comprendere come una comunità cambia senza perdere se stessa, custodendo valori, gesti e legami che continuano a darle forma
EPISODIO 24 – LA VITA, LA CITTA’ LA MEMORIA: LA STORIA DI ROSITA BALDASSINI
Rosita Baldassini, nata il 25 febbraio 1925. A quasi 101 anni dalla sua nascita, si è raccontata. La sua storia abbraccia il passato e il presente, un aggregato di ricordi ed eventi che hanno cambiato la nostra città. La sua testimonianza permette di capire quante cose siano mutate nel tempo e quante altre siano rimaste, come simbolo di dedizione e rispetto verso una terra che è sempre stata la sua casa.
Rosita frequenta l’Istituto Bambin Gesù dove consegue il “diploma” delle elementari, seguita e guidata da Suor Maria Vittoria, una giovane ragazza dalle grandi doti morali e intellettuali, che prenderà posto come preside dell’Istituto durante la sua età più matura.
A 10 anni si iscrive all’Avviamento Professionale, un percorso di studi paragonabile alle nostre attuali Medie, dove impara bene l’italiano, la matematica e il ricamo. Una scuola dove ragazze e ragazzi potevano studiare insieme, ma ognuno doveva svolgere un laboratorio che insegnasse, per così dire, un mestiere.
Conseguito anche questo titolo, Rosita conclude il suo percorso di studi e comincia a frequentare una scuola di ricamo portata avanti da Delia Angeletti.
Tra le varie vicende ha voluto inserire una parentesi importante della sua vita, nonostante poi parleremo anche del suo contributo nell’inizio dei Giochi de le Porte, il suo pensiero è ricaduto nella figura di suo padre: Armando Baldassini.
Armando Baldassini è stato sindaco di Gualdo Tadino per ben 25 anni circa (1946-1970), ma non solo. Già da ragazzo inizia a lavorare come ceramista, seguendo le orme di suo padre.
Intorno agli anni ’50 del ‘900 avvia una piccola produzione di bevande gassate come gazzosa, chinotto, aranciata e pur dedicandosi all’attività imprenditoriale, non abbandona mai la sua passione per la politica e milita fortemente all’interno del Partito Socialista.
Nella ricostruzione post-bellica cerca di limitare il caos, anche nella nostra città, fornendo interventi a sostegno delle realtà produttive e cercando di fornire i servizi a rete. Avrà buoni rapporti con Pietro Nenni, che visiterà Gualdo Tadino nel 1962, seguiranno corrispondenze con Sandro Pertini e Giuseppe Ermini, ex rettore dell’Università di Perugia.
Rosita ricorda lucidamente quando sua madre Caterina si preparava per l’arrivo degli amici di Armando, riempendo casa degli odori che più rappresentano l’accoglienza e l’ospitalità: le tagliatelle stese a mano, il sugo buono che dorme sopra il fuoco già da qualche ora e le utopiche chiacchiere a tavola dove l’uguaglianza e il collettivismo avrebbero un giorno riassestato i grandi divari della nostra società.
Dopo la guerra, Gualdo, con l’aiuto dei suoi cittadini, il Primo in particolare, si impegna nel recupero della convivialità, della serenità, che tanto si era perduta a causa dei conflitti che avevano turbato i nostri confini.
Rosita ricorda delle belle serate al Talia, il teatro che metteva in scena commedie, ma anche feste e il cinema in bianco e nero. Cita l’Unitalsi, la società sportiva, la Croce Rossa, i Cacciatori, l’Avis, Casa Biscontini. La festa più rappresentativa e ricorrente che Rosita ha visto sorgere è quella, naturalmente, dei Giochi de le Porte.
Era il 1970 quando ci fu un primo tentativo di metterli in pratica e dopo uno stop di 8 anni si riprende. E’ proprio a casa di Rosita che questa seconda edizione, nel 1978, verrà discussa e messa a tavolino, fino a renderla concreta e autentica tanto da arrivare ai giorni odierni.
Rosita non solo ha voluto che Porta San Facondino rinascesse, ma ha permesso una continuità con la sua determinazione e disponibilità nel tendere sempre una mano e aiutare in ogni campo che la festa richiede: dalla sartoria alla cucina, dalle stoffe alla polenta.
E’ rimasta fino a cinque anni fa tra gli spazi della Porta, a consigliare, ricordare, mantenere.
Ora si gode un meritato riposo e guarda i Giochi dal televisore ogni mese di settembre, ma nessuno potrà mai dimenticare il suo contributo.
La sua disponibilità resta da modello per i nuovi cadetti che sono entrati a far parte di questa magnifica realtà che ogni anno unisce Gualdo al centro, dove tutto è nato e dove tutto rimarrà.













