È stata inaugurata ieri, 1 aprile, al MAUTO, il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino, la mostra “I nemici del Drake. Enzo Ferrari e le scuderie inglesi”, curata da Carlo Cavicchi e Mario Donnini con Maurizio Cilli.
L’esposizione, che occupa oltre 2000 mq al piano terra del museo, sarà aperta al pubblico fino all’11 ottobre.
Mario Donnini, giornalista di Autosprint dal 1994, è originario di Gualdo Tadino ed è uno dei massimi esperti italiani di motorsport con trentasette libri all’attivo.
Il cuore della mostra sono 22 monoposto di Formula 1, a cui si aggiunge la mitica Mini Morris: vetture che raccontano la stagione in cui i team britannici Cooper, Lotus, Brabham, Tyrrell, McLaren, March, Williams e altri misero in discussione il dominio del Cavallino, con Enzo Ferrari che li chiamava sprezzantemente “i garagisti“.
Con telai rivoluzionari e una rapidità di sperimentazione senza precedenti, questi costruttori trasformarono piccoli atelier in avversari capaci di battere Maranello e ridefinire gli equilibri della F1.



Il percorso espositivo copre tre decenni, dalla Cooper T51 del 1958 fino alla Brabham BMW BT54 dell’era turbo, passando per la Lotus 72, la Tyrrell P34 a sei ruote e la McLaren MP4/5.
Si possono ammirare anche 28 caschi, 4 tute indossate da Jim Clark, Jackie Stewart, Vittorio Brambilla e Riccardo Patrese, programmi di gara da ogni continente e il motore Ford Cosworth DFV.
Completa la mostra una sezione dedicata alla cultura della Swinging London ricostruita accanto ai bolidi, a simbolizzare la vivacità di una rivoluzione pop in atto che portò dagli Anni 50 ai 70 un’ondata di creatività e cambiamento globali.
Il progetto nasce sulla scia del successo della mostra dedicata ad Ayrton Senna, che al MAUTO aveva registrato 230mila visitatori.

“Carlo Cavicchi è stato mio Direttore ad Autosprint, mi ha assunto nel 1994 e mi ha chiamato dicendo che avevamo davanti questa grande sfida — racconta Mario Donnini — Non ci restava che accettarla.”
Il reperimento delle vetture, sparse in tutto il mondo, poteva sembrare il principale ostacolo, ma si è rivelato meno complicato del previsto: “La cosa incredibile, bellissima, quasi commovente è stata che abbiamo trovato la maggior parte delle monoposto alla prima telefonata, semplicemente raccontando ai proprietari le prime righe di questa storia.”
“In altri casi si è attivato il Museo Nazionale dell’Automobile, con i suoi canali interni, visto che gode di uno staff di eccezionale livello. Alla fine abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo.”

Tra i pezzi che Donnini consiglia di non perdere c’è la Lotus 88, la monoposto “proibita” a causa del famigerato doppio telaio vietato dalla Federazione nel 1981: “Nessuno l’ha mai vista da vicino fino ad oggi, e ora è lì, in posa, per tutti. È stato l’ultimo guizzo di Colin Chapman. Comunque ciascuna monoposto è simbolo prezioso della sua era e dei suoi piloti, costruttori e ingegneri.”
Ma il curatore è convinto che ogni visitatore troverà il suo pezzo del cuore: “Ognuno troverà la monoposto dei suoi sogni da bambino, perché la nostra mostra è anche una clinica per malati di nostalgia“, sottolinea.
L’esposizione si completa con 34 fotografie in grande formato del maestro Rainer W. Schlegelmilch, considerato uno dei più grandi fotografi della storia della Formula 1 e partner dell’iniziativa, che ha visitato l’esposizione in anteprima all’età di 85 anni “dicendo d’essere tornato in quel mondo perduto che noi cerchiamo di evocare”.

La giornata dell’inaugurazione ha riservato anche un momento particolare che Mario Donnini racconta con evidente soddisfazione: “La mattina dell’apertura il primo visitatore a entrare è stato Manuel Codignoni, arrivato appositamente in treno. Ci siamo abbracciati ed è stato bellissimo pensare che il fruitore iniziale è stato un gualdese e al contempo un collega di grandissimo valore, oltre che un caro amico.”
Manuel, tra i diversi impegni, conduce anche le radiocronache Rai della Formula 1 con cui il curatore collabora spesso come commentatore tecnico. “E un forza Gualdo alla fine ci sta sempre bene!”, sorride Mario.

Per Mario Donnini ci sono tre ragioni per non mancare a questo evento: “Perché passa una volta nella vita, come la cometa di Halley. Perché è una risposta aperta, calda e inclusiva ad aspetti a volte troppo freddi e blindati del motorsport di oggi. E perché niente come la storia, la cultura e l’epica delle corse sanno fare spettacolo”.
“Infine, permettimi di dire che sono a disposizione di tutto coloro che hanno bisogno di ulteriori consigli e dritte su come visitare la mostra, che sarà aperta fino all’11 ottobre. Grazie e buon divertimento a chi carinamente vorrà“, conclude Mario Donnini.
















