La scoperta di due grandi alberi di biancospino nelle faggete della Valle del Fonno, rinvenuti dai ricercatori gualdesi Piero Salerno e Mara Loreti durante una recente uscita di monitoraggio, apre una nuova pagina nella conoscenza naturalistica dell’Appennino di Gualdo Tadino.
Si tratta di esemplari eccezionali di Crataegus monogyna, specie che normalmente cresce come un piccolo arbusto contorto.
Nel territorio del Beato Angelo, dove il miracolo della fioritura fuori stagione del biancospino rappresenta un simbolo identitario profondo, questo ritrovamento assume un valore che va oltre la botanica.
Per la rarità delle dimensioni e la carica evocativa, i ricercatori, membri della Società Botanica Italiana, hanno già avviato le procedure per il riconoscimento nazionale attraverso il Gruppo Alberi Monumentali.

La scoperta si inserisce in un anno di ricerche floristiche particolarmente ricco di risultati, che conferma l’Appennino gualdese come un’area di straordinaria biodiversità.
Tra le emergenze botaniche più significative c’è la presenza della Staphylea pinnata, nota come Bossolo, un vero e proprio “fossile vivente”: la specie, sopravvissuta dai tempi del Pliocene, è stata ritrovata nel complesso carsico del Monte Maggio, dove ha trovato condizioni ideali per superare le glaciazioni del Pleistocene.
La specie, segnalata nel 2020 e pubblicata sul Notiziario Botanico Italiano, ha consentito nel 2024 di classificare un nuovo habitat protetto Natura 2000, il “Tilia-acerion” (codice 9180), ricco di tigli, aceri, carpini, querce e frassini. Nell’area, grazie al progetto europeo LIFE IMAGINE Umbria, saranno programmati interventi di tutela che prevedono anche il divieto di taglio.


La Valle del Fonno, già designata come Zona Speciale di Conservazione, continua a rivelarsi uno dei luoghi più preziosi dell’Umbria.
Nel corso delle ricognizioni sono state censite tre orchidee protette a livello nazionale (Anacamptis coriophora, Ophrys apifera e Limodorum abortivum) e l’unico sito regionale conosciuto di Hyacinthoides non-scripta, presente in sole cinque piante. Sulle pareti calcaree della valle è stata individuata anche la Primula veris var. eliator, specie officinale di pregio.
Importanti novità arrivano anche dalla Valsorda, dove sono stati rinvenuti l’orzo selvatico Hordeum murinum e la Knautia calycina, specie protetta e considerata a rischio secondo i criteri IUCN. Sul monte Serrasanta, invece, è stata censita la presenza del raro Ranunculus illyricus, legato ai substrati calcarei e segnalato solo in pochissime località umbre.
Di fronte a una ricchezza naturale così ampia e spesso sconosciuta, l’Associazione Naturalistica Gualdese ha intensificato attività di divulgazione e di educazione ambientale, incontrando studenti, docenti e associazioni per trasmettere conoscenze e consapevolezze fondamentali in un momento storico segnato da emergenze climatiche e ambientali.
“La conoscenza della biodiversità è oggi essenziale – spiegano dall’ANG – perché viviamo in un ecosistema fragile, che non può sostenere ulteriormente attività inquinanti e degradanti.” U
Un ringraziamento particolare è stato rivolto all’associazione Educare alla Vita Buona, che ha ospitato gli incontri, e dirigenti scolastici, insegnanti e alunni “che hanno accolto con entusiasmo la programmazione proposta“.















