Gualdo Tadino chiude la graduatoria dei comuni umbri con popolazione superiore ai 10mila abitanti per capacità delle imprese di generare valore.
È il dato più significativo che emerge dallo studio della Camera di Commercio dell’Umbria sui bilanci delle società di capitali della regione nel 2024, presentato nei giorni scorsi come approfondimento territoriale del rapporto congiunturale annuale “L’economia umbra e i bilanci delle imprese”, illustrato lo scorso 6 marzo.
CHE COS’È L’EBITDA MARGIN E PERCHÉ CONTA – L’indicatore utilizzato nello studio è l’Ebitda margin, un parametro fondamentale nell’analisi economico-finanziaria d’impresa che merita una spiegazione, perché non è un numero astratto: incide direttamente sulla vita concreta delle aziende e, di riflesso, sul territorio in cui operano.
L’Ebitda (acronimo dell’inglese Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization) è il margine operativo lordo, cioè ciò che resta all’azienda dai ricavi dopo aver pagato i costi operativi (materie prime, servizi, personale), ma prima di dedurre interessi passivi su debiti, imposte, svalutazioni e ammortamenti. L’Ebitda margin è questo valore espresso in percentuale sul totale dei ricavi: misura quanta parte del fatturato si trasforma in capacità operativa reale.
Un’azienda con un Ebitda margin alto ha più risorse proprie per finanziare investimenti, per rimborsare i debiti, per attraversare in maniera solida le fasi di crisi che possono presentarsi.
Al contrario, un’azienda con margini compressi può anche fatturare molto, ma la maggior parte di quanto incassa viene subito assorbita dai costi: resta poco per crescere, modernizzarsi, assumere.
La letteratura economica indica il 10% come soglia di riferimento: sopra quella linea, un sistema produttivo è mediamente in grado di autofinanziarsi, risulta più solido agli occhi delle banche, regge meglio le fasi recessive; sotto quella soglia il sistema può restare attivo nei volumi ma fatica a trattenere valore.

UN’UMBRIA A DUE VELOCITÀ – Il quadro che emerge dal report è quello di una regione ancora al di sotto della soglia nazionale: l’Umbria registra un Ebitda margin medio dell’8%, contro il 9,1% della media nazionale. Rispetto al 2019, ultimo anno pre-pandemia in cui il dato regionale era al 7,5%, c’è un miglioramento, ma ancora insufficiente a portare la regione su un percorso di crescita robusta.
In testa alla graduatoria dei comuni sopra i 10mila abitanti si trovano San Giustino con il 19,9%, Gubbio con il 16,1%, Marsciano con il 12,2%, Amelia con l’11,9%, Castiglione del Lago con l’11,7% e Assisi con l’11,4%: tutti sopra la soglia del 10%. Foligno si posiziona esattamente sulla linea di confine. Al di sotto si trovano Umbertide (9,2%), Corciano (8,8%), Orvieto (8,6%), Bastia Umbra (8,3%) e Todi (8%). Più distanti dalla soglia Perugia (6,7%), Spoleto (6,3%), Terni (6%), Magione (5,9%) e Città di Castello (4,1%).
Il report esclude Narni per un problema tecnico nella raccolta dei dati.
GUALDO TADINO ULTIMA CON IL 2,1% – In fondo alla classifica si posiziona Gualdo Tadino, con un Ebitda margin del 2,1%, il dato più basso tra tutti i comuni umbri con oltre 10mila abitanti inclusi nel report.
La Camera di Commercio precisa che questo valore non equivale a una bocciatura del tessuto imprenditoriale locale. l Il problema non è l’attività in sé, ma la sua redditività: in questo territorio una quota ampia del fatturato viene assorbita dai costi operativi, lasciando margini ridotti per tutto il resto.
In termini pratici, le aziende del territorio hanno meno risorse proprie per investire in nuovi macchinari, tecnologie, personale qualificato, in genere per innovare e stare al passo con i tempi. Ottengono con più difficoltà il credito, poiché le banche hanno nei margini operativi un importante dato per valutare l’affidabilità di un’impresa, e dispongono di un cuscinetto più sottile per reggere una fase di rallentamento economico o un aumento improvviso dei costi.
Il dato acquista ancora più peso considerando che lo studio riguarda le sole società di capitali: in Umbria rappresentano il 29% del totale delle imprese, ma concentrano circa il 75% del fatturato complessivo del sistema produttivo regionale. Sono una minoranza numerica, ma la componente economicamente dominante.
“Questa analisi ci dice una cosa molto chiara: la crescita non si misura soltanto con i ricavi, ma con la capacità delle imprese di generare valore, trattenere margini e trasformarli in investimenti, occupazione e innovazione – commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria – La Camera di Commercio dell’Umbria è impegnata proprio su questo terreno: aiutare il sistema produttivo a fare un salto di qualità, accompagnando le imprese nella transizione digitale ed ecologica, nella modernizzazione dei processi, nell’accesso a competenze nuove e nella costruzione di modelli più solidi. Dove il margine cresce, cresce anche la possibilità di guardare avanti con più forza. Il nostro compito è fare in modo che questa capacità si allarghi a tutto il territorio regionale. È anche per questo che il nostro monitoraggio del settore produttivo e dell’economia umbra è molto attento e tempestivo”.















