Porta San Benedetto, parlano i dissidenti: “Ecco i motivi del nostro ricorso”

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Dopo il comunicato stampa del consiglio direttivo di Porta San Benedetto parlano oggi i dodici “ricorrenti”, che si presentano come rappresentanti di quel folto gruppo di iscritti che hanno rassegnato le dimissioni dai vari gruppi di lavoro all’interno della Porta.

I dodici hanno dato mandato agli avvocati Angelo Piccotti e Marco Paoli di presentare un ricorso contro la delibera del consiglio direttivo con la quale è stata ratificata l’elezione dei componenti e nominato Matteo Calzuola quale Priore. Secondo loro sono state violate le norme statutarie relative alla composizione dello stesso Consiglio Direttivo, che risulta attualmente composto da quattordici consiglieri a fronte di un numero minimo previsto dallo statuto di quindici.

Il ricorso ha quale finalità esclusiva – dicono i ricorrenti – la tutela del rispetto delle disposizioni statutarie che regolano la vita dell’Associazione al fine di garantire il corretto funzionamento e la legittimità dei suoi organi elettivi e il perseguimento degli scopi associativi. Si respingono pertanto gli addebiti mossi dal Priore in merito a presunti ‘personalismi’ e tentativi ‘maldestri di scalate’, guidati da ‘livore personale’ e ‘rivendicazione’. L’obiettivo unico è quello di tutelare l’Associazione sotto ogni suo profilo, affinché sia garantito il rispetto delle regole che è il solo presupposto sul quale si può fondare l’unità di intenti tra tutti gli associati“.

I dodici, in rappresentanza di altri iscritti, erano “tutti favorevoli a trovare un accordo con il signor Matteo Calzuola e il suo gruppo nel corso di ben due riunioni con gli ex priori, ma ogni proposta emersa nell’incontro è stata rigettata dall’attuale Priore. Se di personalismi si parla, non sono certo quelli dei soci dimissionari che hanno sempre lavorato per una porta democratica, plurale e aperta ad ogni confronto“.

Proprio per verificare se lo Statuto è stato violato – concludono – abbiamo ritenuto opportuno rimettere la decisione ad un organo terzo che sarà chiamato a pronunciarsi senza condizionamenti e la cui decisione, qualunque sarà, verrà da noi rispettata“.