Sergio Ponti: “Chiesa di San Martino: a rischio una storia secolare”

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Riceviamo e pubblichiamo uno scritto di Sergio Ponti sulla situazione della chiesa di San Martino di Gualdo Tadino. I lettori possono inviarci le loro opinioni all’indirizzo redazione@gualdonews.it. La decisione sulla pubblicazione, così come il diritto di sintesi, spetta unicamente alla redazione.

“Continua a far silenziosa e secolare mostra di sé sul versante collinare sud-orientale della città di Gualdo Tadino la chiesa di S. Martino, di notevole importanza per la storia civica e religiosa del territorio, per richiamarsi alle origini della città medievale.
L’edificio non ha una data certa di fondazione. E’ certo invece che il suo abbandono risale quasi a un quarto di secolo, dal giorno in cui il piccolo sacello rurale è stato vittima del terremoto al 26 settembre 1997.

San Martino è l’esempio più classico per raccontare la facilità con cui una Comunità abbandona preziose testimonianze cui è stata legata per secoli: un’instabilità di sentimenti e di attenzioni confermata con altre chiese minori, S. Margherita (XIV sec.), S. Ippolito (XVII sec.), S. Giuseppe nel Piano di Gualdo (XVII sec.), S. Maria del Gambero (XVI sec.), S. Egidio di Gaifana (XIII sec.), durante la programmazione dei piani di ricostruzione post-sisma. Il suo abbandono rischia di favorire la perdita di una storia secolare cittadina, per essere divenuta vera e propria emergenza architettonica.

La chiesa di San Martino sorge nell’immediata periferia cittadina ed é facilmente raggiungibile dalla cinquecentesca Strada Flaminia oppure da un adiacente e antico tracciato viario pedemontano (protoflaminia) che attraversa da nord a sud l’intera vallata.

Il piccolo edificio rettangolare, a navata unica e a orientamento est-ovest, è stato edificato in epoca remota: esisteva già nella prima metà del XIII secolo per aver dato il titolo di S. Martino a una Porta e a un quartiere cittadino, quando nel 1242 Gualdo si circondava di mura. La più antica citazione documentale specifica è ricavata da un atto pubblico del 9 novembre 1315, dove la chiesa è richiamata come sede parrocchiale con giurisdizione sulle località Certana, Grassano Calcinaro e Rote.

Dell’antico edificio, un tempo giuspatronato dell’abbazia di San Donato e poi del Seminario di Nocera, rimangono pochissime tracce: i muri perimetrali, sormontati da una copertura lignea in  sostituzione dell’antica volta a botte, crollata per effetto del terremoto del 26 luglio 1751; la parete d’altare, in origine, era ricca di affreschi.
Nel 1913 durante i lavori di sistemazione del piazzale antistante erano portate alla luce centinaia di tombe sovrapposte in più stradi che conservavano tracce evidenti di un rito eseguito in un adiacente tempio pagano (Apollo?). Si ritiene che questa sia l’unica motivazione che ha portato l’edificazione, in questa zona, della chiesa.

La facciata esterna mostra al centro un portale a mattoncini con arco a tutto sesto e una piccola monofora in pietra: questa condizione presumibilmente è opera dei lavori di restauro compiuti nel 1913 dalla famiglia Guerrieri, allora proprietaria del podere.

L’interno conserva un solo altare, costituito da una lastra marmorea posta sopra un rocchio di colonna presumibilmente di epoca romana e un grande dipinto con S. Martino vescovo, seduto in cattedra tra i santi Francesco e Facondino, primo vescovo di Tadino. Tale pittura è stata fatta eseguire dal vescovo di Nocera Virgilio Fiorenti in occasione della visita pastorale effettuata il 17 ottobre 1605. Sottostante a essa, tra inserti decorativi, è dipinta la croce di Malta, forse antico retaggio della presenza dell’Ordine equestre, in analogia alla vicina chiesa di s. Leonardo di Rigali, dipendenza della Commenda di S. Giustino di Perugia fino al 1805.

Da un’analisi preliminare dello stato di conservazione della chiesa – in passato dipendente dalla parrocchia di Rigali – si rilevano alcune situazioni di forte criticità, che richiedono un immediato intervento al fine di non aggravare ulteriormente il livello di incuria.
La chiesa presenta una forte lesione strutturale al centro della facciata e un marcato degrado della trave di colmo (putrefatta dalle infiltrazioni), sorretta da una puntellatura provvisoria che da qualche anno sopporta l’intero carico del tetto.
La situazione potrebbe compromettere per sempre l’intero apparato decorativo e pittorico, che presenta un’evidente alterazione cromatica, lo sfarinamento e distacco dell’intonaco nella parte estrema del dipinto. Per ovviare alle richiamate cause di degrado e al deplorevole stato di abbandono, si confida nella sensibilità e nella responsabilità della Regione dell’Umbria, della Soprintendenza delle Belle Arti, della Diocesi di Assisi, Nocera Umbra e Gualdo Tadino e del Comune di Gualdo Tadino preposti alla tutela del bene culturale, affinché non vada disperso un patrimonio di inestimabile valore storico per la comunità gualdese”. 

Sergio Ponti