C’è un’arte che nasce dalla terra e si plasma con la fatica, la creatività, la passione. Un’arte che profuma di bottega, di pennelli fatti a mano e di sogni scolpiti nel legno d’ulivo. È l’arte di Nedo Frillici, conosciuto come Nedo da Gualdo, uno dei più grandi interpreti dell’identità artistica gualdese del Novecento.
Con questo nuovo episodio della rubrica “Waldum – Una città che racconta”, Sara Bossi ci conduce in un viaggio dentro la vita e l’opera di un uomo che, partendo da una giovinezza segnata dalla povertà, ha saputo costruirsi un nome e lasciare un’impronta indelebile nella memoria collettiva della sua città. Un racconto intimo e intenso, che svela non solo il talento, ma anche l’anima di un artista capace di rendere sacro il quotidiano e universale il locale.
EP. 9 – IL MONDO DI NEDO DA GUALDO
Artista celebre apprezzato in Italia e all’estero. Autore di moltissime riproduzioni e pezzi unici nel loro genere. Dalla pittura ad olio fino a raggiungere lo stile che l’ha sempre contraddistinto.
Oggi ho l’onore e l’onere di ripercorrere la vita e il percorso artistico di un personaggio storico di Gualdo Tadino: Nedo Frillici.
Nedo Frillici, in arte Nedo da Gualdo, nasce il 28 Agosto 1930 da una famiglia umile: i soldi scarseggiavano talmente tanto che lui andava pure a scuola scalzo perché non aveva le scarpe.
Già dalla prima elementare venne fuori la sua vena artistica:” I suoi disegni somigliano a quelli di uno di quinta”, lo dicevano sempre le maestre quando con il lapis lo vedevano rappresentare ciò che lo circondava con una facilità estrema, una mano già esperta ed una conoscenza innata.
Al giovane Nedo piaceva molto dipingere, ma anche un semplice pennello aveva un caro prezzo per lui e la sua famiglia. Trovó il modo di crearselo: andava nella stalla dei maiali e tagliava il pelo delle orecchie per usarlo come setole per i pennelli.
Per guadagnare qualche soldo in più si dava da fare creando “zoccaroni” un termine dialettale per indicare i “Klompen”, degli zoccoli tipici dell’Olanda utilizzati dai contadini come scarpe da lavoro, poichè erano resistenti ed impermeabili, essendo fatti interamente in legno. Oltre agli zoccoli costruiva anche le ruzzole.
La sua forte attitudine per l’arte non comprendeva solo la pittura, ma anche la scultura che avveniva attraverso la lavorazione dei tronchi d’ulivo.
A 20 anni viene chiamato a fare il militare ed anche qui il suo talento viene riconosciuto: gli verrà chiesto di restaurare chiese e stendardi.
Tornato dalla leva verrà chiamato dal Professor Santarelli per lavorare nella sua fabbrica di ceramica e successivamente lavorerà presso La Monina, Tagina, Pascucci e Domus.
Dopo aver appreso attraverso l’esperienza molte delle tecniche principali per lavorare la ceramica e non solo, quali la maiolica a lustro oro e rubino, la ceramica a terzo fuoco e decorazioni a mano libera, Nedo
negli anni 70 circa deciderà di aprire una bottega per conto suo, dando vita a numerose opere d’arte che riempiranno ogni casa gualdese, dai colori vividi e lucidi, dalle forme morbide e precise, dai giochi di prospettiva alle riproduzioni di grandi artisti italiani come Gentile da Fabriano e Giotto.
Da alcuni definito anche il “Matteo da Gualdo del XX secolo”, Nedo traccerà la sua strada partendo da un piccolo paese di campagna fino ad acquisire una grande fama locale ed estera.
Nel 1982, nella città di Terni, parteciperà anche ad una mostra con l’associazione Thyrus dove riceve il diploma come pittore e scultore nonché l’ambito premio del “Drago di Bronzo”, un’opera scultorea del maestro Sciamannini.
Un artigianato che nasce da tecniche antiche, ancora utilizzate dal figlio Tiziano che continua egregiamente il lavoro di suo padre.
Letteralmente un “passaggio di pennello e talento”, il foglio di carta velina bucato con l’ago e il piumaccio con carbone dentro da tamponare sopra, la stessa tecnica dei più grandi artisti del Rinascimento: Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti, Piero della Francesca, Botticelli e tanti altri.
Nel corso del video vedrete tantissime delle opere di Nedo da Gualdo: alcune molto pregiate come la riproduzione de ”L’Adorazione dei Magi” di Gentile da Fabriano, ora tenuta in Casa Cajani, ma prima ancora acquistata dal Comune di Gualdo Tadino.
Pezzi iconici e cavalli di battaglia come “Il banchiere con la moglie” o “Gli usurai”.
Rappresentazioni storiche locali come la battaglia di Tagina del 552, parte della guerra greco-gotica in cui perse la vita proprio a Gualdo Tadino (località Caprara) il re degli Ostrogoti Totila, il quale si narra che sia stato sepolto nella nostra città anche se purtroppo è un luogo ad oggi tenuto in pessime condizioni.
La riproduzione de “L’ultima cena” di Leonardo da Vinci. La “Battaglia di Anghiari” di Da Vinci e Rubens.
La mano esperta di Nedo ha fatto sì che Gualdo potesse conoscere un vero grande artista, Tiziano e Annabella ricordano ancora quanto fosse piacevole vedere la mano del loro padre scivolare con disinvoltura lungo quei piatti di ceramica e farne dei capolavori.
Il fatto che Nedo sia riuscito a riprodurre opere che sono il frutto di ricerche e studi continui ne dice molto del suo grande talento innato.
Entrare nel suo negozio è stato come catapultarmi in una bottega del ‘500, con un pizzico di modernità ma non troppa.
Le sue opere sono quotidianità, casa e tradizione. Figure popolari di santi, scene campestri, questo è il “sacro e profano” del Frillici, come dice il professor Enzo Storelli, che continua aggiungendo “I suoi sono risultati naif che inducono alla serenità del buonumore”.
Ed è proprio con questa “politica” che Nedo accompagna la tradizione verso un sapere idilliaco mettendo anche del proprio.
Concludo con questo commento di Mario Mangigotti “ove colline ondulate dolcemente, alberelli stilizzati, personaggi incantati sfumano in una narrazione lenitiva, suadente, permeata di liriche sospensioni” , per dire che Nedo da Gualdo è uno tra i più grandi artisti contemporanei che la nostra città abbia mai avuto.
Sarà dunque il suo ricordo per sempre contenuto in quei capolavori che noi oggi abbiamo l’onore di chiamare gualdesi.
E per chiunque possegga uno dei suoi pezzi a casa, mettetevi lì davanti, guardateli attentamente e capite l’importanza e la fortuna che abbiamo avuto nel poter partecipare anche solo da spettatore alla creazione di tutto questo.
Grazie Maestro. Grazie ai figli Tiziano ed Annabella.
Grazie per questa arte che colora la nostra città.













