“È stato il mio piccolo mondo”: Emiliano Pinacoli e la piscina di Gualdo Tadino, una storia d’amore lunga una vita

Ci sono luoghi che non si abbandonano mai, anche quando cambiano, anche quando gli anni vanno avanti. La piscina comunale di Gualdo Tadino è uno di questi. Emiliano Pinacoli, gualdese doc, lo racconta in questo testo intenso e personale: dai primissimi ricordi d’infanzia fino ai figli che oggi imparano a nuotare nello stesso posto. Un luogo dove, a quanto pare, il tempo non smette mai di tornare.

  • di Emiliano Pinacoli

Non c’è estate per me senza la piscina comunale di Gualdo Tadino. E’ così da sempre e così sarà per sempre. È molto difficile spiegare l’amore profondo che provo per questo luogo, perché va oltre tutto.

Dico solo che quando arriva l’estate per me non esiste meta esotica, viaggio rocambolesco. Per me l’estate è la piscina comunale. Sono stupido? Forse sì, ma i primissimi ricordi della mia vita sono in quel luogo.

Abitavo poco distante. Ricordo, ed è qualcosa di molto lontano, questa grande vasca a cielo aperto e i monti che la circondavano. In un paese che conosce grandi orizzonti di verde e vallate, la piscina rappresenta una parentesi di vita balneare innaturale. Un sogno di qualcosa che non c’è.

Ero molto piccolo, ma c’era questa forte sensazione di felicità e questo bellissimo disegno: un’immagine azzurra e verde che ho dentro di me tra le più preziose della mia vita.

I primissimi ricordi della piscina sono più che altro emozioni, cognizioni sensoriali, fascinazioni olfattive, come l’odore del cloro che respiravo appena arrivato. E poi il vociare e gli schiamazzi, il suono dei tuffi, i pesciolini colorati disegnati sul muro di mattonelle blu che portava al piano vasca.

L’acqua è uno degli elementi vitali prima della nascita. E’ forse pure questo il motivo del mio attaccamento alla piscina. Averla frequentata dagli albori della mia esistenza mi rimmergeva in una situazione di comfort come un legame con qualcosa di più profondo.

Da bambino ci andavo spesso, era il mio momento estivo preferito. La piscina di Gualdo era la prosecuzione dei bagni nella riviera adriatica, dove l’acqua, se mi andava in bocca, non mi disgustava come quella salata del mare.

Era all’inizio della strada per Valsorda. La ricordo come una sorta di oasi, dove l’azzurro fluido dell’acqua si confondeva con quello del cielo.

Si trattava di una grande vasca scoperta messa sopra una collinetta. Esisteva solo d’estate e nei giorni di pioggia veniva coperta con una specie di pallone. Non so da dove sbucasse, ma quando pioveva a un tratto vedevi materializzarsi sta cosa, forse di plastica, e sembrava di nuotare dentro una cuffia, proprio come quella che avevo in testa.

Poi, dall’estate dei miei 14 anni, iniziai ad andarci tutti i giorni. Andavo a farci piccoli lavoretti, pulivo la vasca, raccattavo i gettoni per le docce, svuotavo i cestini, cose così, ma per me era la cosa più figa del mondo. Mi ha dato la possibilità di aprirmi, di sbocciare, di conoscere persone. “Quello che succede ad un ragazzo nell’estate dei suoi quattordici anni lo segnerà per la vita”, diceva il professor Humbert nel romanzo Lolita di Nabokov. Così è stato per me.

Quell’estate del 1988 è stata una seconda nascita, che aveva il suono dolce di ‘Tougher than the rest‘ di Bruce Springsteen.

La piscina era la meta di svago di tutti gli adolescenti della città, e io mi sentivo davvero un privilegiato ad avere un ruolo in quel contesto.

Il momento più bello era quando chi di dovere si assentava un attimo e mi chiedeva di controllare la vasca. Nella realtà ero una mascotte, un piccolo tuttofare, ma, nella mia testa, Gualdo si trasformava in Miami o Malibu e io ero il bay watcher!

Sì, mi spacciavo per bagnino. Facevo questo per darmi un tono con gli altri ragazzi che avevo conosciuto all’oratorio, ai Lupetti, al catechismo.

Adesso li vedevo fare cose da grandi, tipo pomiciare con le ragazze. Di ragazzine ce ne erano parecchie e molte venivano da fuori per passare le vacanze qui.

Io cercavo di farmi notare passeggiando sul piano vasca indossando la t-shirt nera con la scritta ‘Freedom’ che mi avevano dato in direzione. Mi facevo prestare gli occhiali da sole neri dalla ragazza che staccava i biglietti, mi tiravo all’indietro i capelli bagnati dando un certo effetto brillantina alla Nick Kamen, il cantante bello e tenebroso che in quell’estate spopolava con una canzoncina pop chiamata Tell me. Anche se, a dire il vero, io ne ero solo un emulo goffo e imperfetto, un teenager svagato e sognatore senza affatto la posa da bullo, come tanti miei coetanei che vedevo attorno a me.

Ma ogni tanto quell’immagine smaccatamente anni 80 funzionava e ce n’era qualcuna che mi si accostava e mi chiedeva: “E tu come ti chiami?“.

La piscina di Gualdo a fine 80 e inizi 90, da fine giugno a fine agosto era un punto di incontro fantastico per tutta la città di giorno e di notte. Sì, anche di notte. La trovata fu dei ragazzi della Cooperativa Opus, che proprio in quel periodo avevano preso in gestione tutti gli impianti sportivi della città.

Era l’estate del 1989 e il primo esperimento fu di lasciare la piscina aperta anche di sera. Per i bagni notturni avevano messo a disposizione delle grosse ciambelle di gomma, tipo ruote di un camion, per cui era una bolgia totale, una sorta di parco acquatico. In pochi venivano per nuotare, più che altro arrivavano per partecipare a questa grande esplosione di euforia estiva.

Ma la vera svolta arrivò nell’estate 1990, la più caleidoscopica della mia vita.

In quel periodo la piscina ha avuto il suo boom totale: di giorno era una sorta di villaggio estivo, con il campo da beach volley, novità assoluta. Tutti a giocare, nuotare e a prendere il sole. Sembrava di stare in qualche stazione balneare.

La sera invece si trasformava con la musica dal vivo. Tra i ragazzi gualdesi si era creato questo nuovo fermento e molti avevano una band. I concerti in piscina in quella estate del 90 erano qualcosa di epocale, con gruppi che venivano anche da fuori. Tutto questo grazie ai ragazzi del Gualdo Sound Project, associazione da poco costituita che aveva creato un grande fermento in città.

Credo che tutti i ragazzi di Gualdo della mia generazione ricordino con particolare affetto le serate estive in piscina che si sono protratte fino agli inizi del nuovo millennio. Contenevano di tutto: rock’n roll, ska, discoteca e feste anni 60. Un periodo fantastico.

In piscina ho preso la mia prima sbornia, mi ci sono innamorato, ho conosciuto le persone più speciali della mia vita, ci ho cantato per la prima volta davanti a un pubblico, soprattutto ci ho vissuto la vita vera. E’ stato il mio piccolo mondo, il microcosmo in cui sono cresciuto.

Ma nonostante tutto, nonostante il tempo, gli anni che cambiavano me e il mondo, dalla piscina di Gualdo non mi sono mai allontanato d’estate, neanche quando è stata rimessa a nuovo buttando giù la piramide di vetro e metallo che non piaceva a nessuno, ma che invece a me intrigava un sacco. Forse perché ogni volta che mi affacciavo alla finestra della mia camera ce l’avevo li davanti come un punto di riferimento della mia vita.

E adesso ci porto Nora e Giovanni, i miei figli. Vederli qui, circondati dai luoghi in cui sono cresciuto, credetemi è una botta di emozione potentissima. Lo ripeto: potentissima!

Sto insegnando loro a nuotare. Giovanni va già come un treno, Nora invece ha paura dell’acqua. Mentre provavo a farla staccare dal bordo ho avuto un flashback.

Primi anni 80, in piscina avevano appena costruito quella sorta di piramide per permettere l’apertura in inverno (la piscina in inverno era qualcosa che non concepivo e tutt’ora per me è un po’ così).

Era un tardo pomeriggio, stavo presissimo a guardare “L’uomo tigre“. A un certo punto mio padre, con la grazia di un elefante, spegne la tv e mi costringe letteralmente ad andare con lui a nuotare. Gli dico di no, piango con tutte le mie forze, ma niente da fare. Aveva deciso che si andava in piscina e così doveva essere.

Arrivammo che era buio, una sensazione nettamente differente da quella estiva. Mi sentivo nel bel mezzo di una profonda ingiustizia, tanto che nella mia testa canticchiavo la sigla dell’uomo tigre per consolarmi.

Appena fummo sul piano vasca, mi prese e mi gettò in acqua. Io non sapevo cosa fare, stavo malissimo, perso, terrorizzato. Poi si buttò pure lui e piano piano, afferrandomi, mi aiutò a tenermi a galla. Dopo un po’… miracolo!!! Galleggiavo da solo!!! Una sensazione stupenda che era molto meglio di un cartone animato, una delle più belle mai provate. Da quel momento in poi non ho smesso più di nuotare.

Ogni volta che porto in piscina i miei figli, li vedo entrare in un posto per me importante che ha segnato in qualche modo la mia vita. Io resto un pochino indietro, li osservo anche con un po’ di malinconia, ma poi, come per magia, insieme a loro in piscina ricomincia tutto di nuovo, inizia una nuova avventura.

E’ così difficile per me pensare che questa estate la piscina potrebbe restare chiusa, che per la prima volta non ci saranno nuovi ricordi da aggiungere a quelli che mi accompagnano da sempre.

Sto invecchiando e lo so che il mio mondo invecchia con me, ma la piscina no! Non può invecchiare. La piscina ritornerà! E tornerà l’estate a Gualdo Tadino, con i ragazzi che la riempiranno di colori, di storie nuove e soprattutto di vita.

Lo so che sarà così perché quel luogo immerso nella stupenda natura della nostra città non sta lì per caso. Lasciatevelo dire da questo sciocco sentimentale: quel posto ha un’aura preziosa.

Forse, e dico forse, nessuno lo sa meglio di me.

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Redazione Gualdo News
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