Valsorda sabato 9 agosto ha accolto la Premiata Forneria Marconi per una tappa del tour “Doppia Traccia”, nell’ambito del festival “Suoni Controvento“, segnando il ritorno della storica prog band italiana a Gualdo Tadino dopo il memorabile concerto del 1998 allo stadio “Carlo Angelo Luzi”.
La vallata, immersa nel verde dell’Appennino Umbro-Marchigiano, è stata raggiunta da tansissimi spettatori, molti dei quali a piedi attraverso i sentieri o con le navette dell’organizzazione. Il pubblico, composto da fan arrivati da tutta Italia e anche dall’estero, si è adagiato sui prati in un’atmosfera di rara intimità per un concerto di questa portata.

LA PFM – Sul palco, una band capace di rinnovarsi senza tradire la propria essenza. Accanto ai pilastri Franz Di Cioccio, che alla batteria ha ancora l’energia di un ventenne, e Patrick Djivas, troviamo musicisti di primissimo piano
A proposito di componenti storici, non c’è Flavio Premoli, che dovrebbe tornare per la tournée teatrale in autunno, ma c’è Lucio Fabbri al violino, un’eccellenza che va ben oltre la sua lunghissima militanza nella PFM: polistrumentista, produttore, arrangiatore e direttore d’orchestra, vincitore di tre Festival di Sanremo e di altri quattro nella sezione Giovani.
Marco Sfogli, richiamato due mesi fa dopo nove anni di militanza per sostituire l’infortunato Giacomo Castellano, conferma di essere uno dei chitarristi più interessanti della scena italiana contemporanea. Con il suo stile, raffinato e potente al tempo stesso, ha saputo raccogliere la non facile eredità di Franco Mussida, integrandosi perfettamente con la band.
Alla batteria si alterna con Di Cioccio Eugenio Mori, nome di spicco della scena italiana che, tra gli altri, ha lavorato con Biagio Antonacci, Franco Battiato, Max Pezzali e Ligabue (suo il groove di “Happy Hour“).
Alle tastiere Alessandro Scaglione, con la Pfm dal 2012. Special guest Francesco Bellia, voce e chitarra d’accompagnamento in sostituzione temporanea di Luca Zabbini.
LA DEDICA A LAURA SANTI – Prima delle note, le parole: sul palco, l’organizzatrice Lucia Fiumi e il sindaco Massimiliano Presciutti hanno salutato il pubblico. Il primo cittadino, su suggerimento del Prefetto di Perugia Francesco Zito venuto a Gualdo Tadino per assistere al concerto, ha voluto dedicare lo spettacolo a Laura Santi, giornalista e attivista perugina e grande fan della Pfm, scomparsa pochi giorni fa attraverso il suicidio assistito dopo una lunga battaglia contro la sclerosi multipla e per ottenere l’accesso a questa pratica.

IL CONCERTO: TRA PROG E DE ANDRE‘ – Il format “Doppia Traccia” si rivela vincente fin dall’apertura con “Mondi paralleli“, brano strumentale che racchiude l’essenza della PFM: la capacità di fondere la potenza del rock con la complessità del progressive e l’eleganza della tradizione classica.
La prima parte del concerto vola sui grandi successi del gruppo: “Suonare Suonare” (vero e proprio motto della band), il famoso giro di basso di Patrick a introdurre “Maestro della voce” dedicata a Demetrio Stratos, “Dove… quando“, “La carrozza di Hans” e l’immortale “Impressioni di settembre“, riarrangiata e cantata da Franz Di Cioccio.
Particolarmente interessante la rilettura in chiave PFM, non un “semplice” arrangiamento, della “Danza dei cavalieri” dal Romeo e Giulietta di Prokofiev, che dimostra come la cultura classica sia parte integrante del DNA della band, non un vezzo intellettualistico.

La seconda parte, che entra nell’universo poetico di Fabrizio De André, conferma la straordinaria alchimia nata nel 1979 tra il cantautore genovese e la band milanese.
“L’infanzia di Maria“, “Giugno ’73“, “Bocca di rosa” mostrano la loro essenza di brani senza tempo, mentre “La canzone di Marinella” viene presentata con un espediente scenico di grande impatto: la voce originale di Faber e il leggìo a ricordarne la presenza sul palco, proprio come nel leggendario tour di 46 anni fa che generò due dischi live entrati nella storia.
Si riprende a ballare con Zirichiltaggia, Volta la carta, Il pescatore e, come bis, È festa (Celebration), altro pilastro del repertorio della band, con il pubblico in piedi e mani al cielo sulla ripresa finale di “Impressioni“.

La PFM si conferma patrimonio vivente del rock mondiale. La rivista “Classic Rock” UK l’ha posizionata al 50esimo posto tra i 100 migliori artisti più importanti del mondo, mentre l’altro periodico di riferimento, il prestigioso “Rolling Stone” UK, ha inserito “Photos of Ghost” del 1973 al 19esimo posto tra i dischi più importanti della musica progressive. I riconoscimenti internazionali sono continuati anche negli ultimi anni: “International Band of the year” ai Prog Music Awards UK 2018, e Franz Di Cioccio inserito dalla rivista “PROG UK” tra le 100 icone della musica che hanno cambiato il mondo, unico artista latino.
UN LUOGO CHE MERITEREBBE UNA RASSEGNA PROPRIA – Valsorda dal punto di vista concertistico è una scoperta recente grazie al festival Suoni Controvento. In questo scenario, negli ultimi anni, hanno suonato Ludovico Einaudi, Fiorella Mannoia, Carmen Consoli e Daniele Silvestri, forgiandone una reputazione che ormai travalica i confini regionali.

L’anfiteatro naturale, con la sua acustica perfetta e la capacità di creare un’intimità unica anche con migliaia di spettatori, meriterebbe forse una rassegna propria, oltre al già consolidato festival Suoni Controvento che ha avuto il grosso merito di lanciarlo nel panorama musicale.
In un mondo concertistico spesso omologato, questo posto nel cuore dell’Appennino rappresenta indubbiamente un’alternativa di qualità molto apprezzata dal pubblico.

La particolarità di Valsorda risiede anche nella sua trasparenza totale: qui non esistono quinte teatrali, non c’è separazione tra palco e retroscena. Il pubblico può assistere al lavoro di fonici e tecnici, sedersi a tre metri da un palco leggermente rialzato, senza barriere o security a fare da interposizione, cogliere i momenti di preparazione degli artisti, per i quali, a loro volta, è un po’ come tornare agli esordi, lontani da luci, ledwall, maxischermi ed effetti speciali, totalmente assenti.
E’, in sintesi, vivere una dimensione di verità che solo questo raro tipo di concerti sa regalare.
È proprio in questo contesto, con il sole che è infine declinato dolcemente verso sera, che la PFM sabato scorso ha dato vita al suo spettacolo musicale.














