Nel pomeriggio di lunedì 1 settembre è stata inaugurata la nuova targa presso l’eremo del Beato Angelo, a ricordo di uno degli episodi più significativi della vita del patrono di Gualdo Tadino: il trasporto a spalla della salma dall’eremo di Capodacqua all’abbazia di San Benedetto il 15 gennaio 1324, durante il quale le piante di biancospino e di lino improvvisamente fiorirono. Prodigio che da allora si ripete ininterrottamente ogni 15 gennaio.
La vecchia targa, divenuta illeggibile per il deterioramento, è stata sostituita grazie all’iniziativa di Porta San Facondino che ha scelto di realizzarne una nuova in ceramica a lustro oro e rubino.
Alla cerimonia di svelamento erano presenti i priori di Porta San Facondino, Luca Fiorucci e Maria Cristina Cocchi, la vicesindaco del Comune di Gualdo Tadino, Maria Paola Gramaccia, il presidente del Comitato Settimo Centenario, Carlo Catanossi, insieme al coordinatore Giuseppe Ascani, il presidente dell’Ente Giochi de le Porte, Christian Severini, e il parroco don Michele Zullato, che ha benedetto la targa.
.
Il priore Luca Fiorucci ha spiegato l’origine del progetto: “La nostra priora Maria Cristina, durante una passeggiata, ha notato le condizioni ormai precarie in cui versava la vecchia targa. Come Porta abbiamo pensato di sostituirla, anche in linea con il messaggio che il Comitato aveva lanciato lo scorso anno: il Centenario si sarebbe concluso, ma non gli effetti che esso avrebbe continuato a produrre.”
Un ringraziamento è arrivato anche dal presidente dell’Ente Giochi, Christian Severini: “Questa iniziativa rappresenta un modo nuovo e importante di intendere il ruolo delle Porte e dei Giochi in generale, che diventano parte attiva e propositiva della comunità durante tutto l’anno.”
Soddisfazione è stata espressa dalla vicesindaco Paola Gramaccia e da Carlo Catanossi, che ha sottolineato come “il Comitato, pur essendo stato chiuso, vede con piacere che il seme lanciato continua a dare frutti. L’unica indicazione che mi sono sentito di dare è stata quella di posizionare la targa non davanti all’eremo ma all’inizio della strada che conduce ad esso, così da essere visibile a chiunque transiti”.

























