Ci sono storie che non appartengono solo a chi le ha vissute, ma diventano un’eredità per chi resta.
Tra i racconti raccolti nel progetto “Waldum, voci da una città che racconta”, scritto dalla studentessa universitaria Sara Bossi c’è un ritratto intimo e commovente dedicato a Lorenzo Bonci, conosciuto da tutti come “Il Boncio”: un uomo che ha sfidato i limiti, la malattia e perfino la gravità, insegnando che vivere pienamente significa non rimandare mai i propri sogni.
Attraverso le parole della figlia Alessandra, Sara ci accompagna in un viaggio che intreccia memoria, passione e libertà: quella di un padre che amava il rombo delle moto, il volo dei deltaplani e, soprattutto, la vita. Una storia che parla di forza e di amore, ma anche di quella capacità tutta umana di “volare alto partendo dal basso”, — come Lorenzo ha sempre fatto.
EPISODIO 17 – LORENZO BONCI: LA FORZA E L’EREDITA’ DI UN PADRE CHE NON HA MAI SMESSO DI SOGNARE
E’ la storia di un padre, di quell’uomo di cui ogni figlia femmina s’innamora, di un eroe a cui non servono superpoteri per essere ammirato.
“Il padre è il primo eroe di un figlio”, anche Sigmund Freud lo pensava. E’ Lorenzo Bonci, detto “Il Boncio”, nato a Grello il 9 settembre 1952.
Sua figlia, Alessandra, se lo ricorda come un grande uomo e lo stesso penseranno le persone che hanno avuto la possibilità di conoscerlo.
Era un uomo i cui meriti insegnavano a chi si trovava davanti che non c’è giorno in cui non si debba dare il massimo, perché ogni attimo di noia è un attimo perduto.
A sua figlia ha insegnato l’arte della costanza, della determinazione e anche della buona e sana competitività, di quando perdi e non molli, ma ritenti finché non lo fai meglio. Soprattutto, le ha insegnato quanto sia bello apprezzare le piccole cose, quanto sia importante notare ogni momento che la vita ci dona, piuttosto che stupirsi solo di fronte all’eccezione.
Van Gogh, in una delle sue lettere al fratello Theo del 1882, non avrebbe potuto dirlo meglio: “Le grandi cose non vengono fatte per impulso, ma da una serie di piccole cose messe insieme”.
A volte si scambia l’imperturbabilità con l’ambizione, il voler vedere il cielo senza mai aver scalato una montagna.
Questo atteggiamento Alessandra non l’ha mai avuto, perchè grazie a suo padre, di fronte ogni fiore che sboccia o corso d’acqua che prosegue c’è da osservare, rispettare, stupirsi. Come se la natura in quel momento ti regalasse un attimo per fermarti a pensare ed apprezzare.
Lorenzo Bonci era un uomo impegnato, intelligente e unico nel suo genere. Amava le moto da cross, il rombo ad ogni partenza e gli applausi dei cari amici per ogni sua vittoria.
Vince molti premi nel corso degli anni, partecipa al campionato ‘Juniores’ in giro per l’Italia, corre anche durante una gara con il padre di Valentino Rossi, Graziano.
Intorno ai venti anni i dottori gli diagnosticano una rara malattia e gli danno un massimo di 8 anni.
Lorenzo non demorde, anzi si aggrappa ancora di più alla vita, dà forza alla sua famiglia ed inizia a realizzare quei suoi sogni che abbiamo forse tutti, ma ce li portiamo dietro con la solita frase “Ma sì, magari un giorno…”
Non c’era tempo per quel giorno, era il momento di agire adesso.
Dopo aver smesso il motociclismo nei primi anni ‘80 inizia a volare con il deltaplano. Non prende lezioni, non aveva mai volato in realtà, ma si esercita da solo.
Si allena facendo piccoli voli in un prato vicino Serrasanta, dove sarebbe potuto atterrare dopo pochi metri, non aveva l’abbigliamento adatto e anche il deltaplano non era dei migliori.
Addirittura si fa costruire un seggiolino in legno per rimanere seduto durante il volo, anche se solitamente nei deltaplani si sta distesi, si pensava che volesse essere più sicuro nell’atterraggio, ma chissà, forse voleva poter toccare il cielo con un dito.
Provò a costruirsi a casa del padre un ultraleggero con un kit in legno, non è mai riuscito a provarlo perchè era instabile e poco sicuro, ma disse alla figlia che un giorno sarebbero volati dritti in Sicilia per andare a prendere delle arance proprio con quel mezzo lì che stava costruendo da solo.
Un po’ come “Passepartout” che scende dalla mongolfiera per procurarsi il cibo, un po’ come se Lorenzo volesse fare “Il giro del mondo in 80 giorni” con la figlia Alessandra e la loro “macchina volante”.
Dal volo libero passò a quello a motore e poi agli ultraleggeri: Lorenzo Bonci è stato il primo uomo a collaudare un tipo di deltaplano con la Polaris Motor progettato per il volo e per l’atterraggio sia su terra che su acqua. E’ un mezzo che combina le caratteristiche di un deltaplano motorizzato con quelle di un’imbarcazione gonfiabile.
Infatti prima era nato con uno scafo di vetroresina attaccato al deltaplano che poi è stato sostituito da materiale gonfiabile e ibrido per migliorare la sicurezza in acqua e la facilità di trasporto.
Le motociclette, il deltaplano, non erano i suoi unici passatempi, anche se ricordiamo gli veniva benissimo e naturale farli e per questo raggiunse moltissimi traguardi. Pensate solo che Alessandra ha ricevuto la sua prima moto a 4 anni e no, non era una moto finta.
Lorenzo Bonci era un uomo dalle mille risorse, che portava avanti ogni obiettivo e che non gareggiava per partecipare, ma per vincere. Quando si trovava in difficoltà preferiva non farsi aiutare, ma studiare fino a fondo ogni cosa che gli interessava e risolversi i problemi da solo.
Era controcorrente, ambizioso, colui che sfida le leggi di gravità, della natura e della sua vita. Perché da quel 1972 circa, quando i dottori gli dissero quanto poco gli mancasse, Lorenzo se ne andò nel 2005, a 53 anni.
A nessuno che ama la vita quanto Lorenzo questa dovrebbe essere strappata. Resistette a lungo, facendo le cose che gli piacevano, con la sua amata figlia Alessandra. La vide crescere, studiare, laurearsi e vivere come sempre il padre le aveva insegnato.
E ora Alessandra sa, anche se suo padre non c’è più, quanto veloce scorre un fiume per la fretta di incontrare il mare, quanto si possa volare in alto, pur partendo dal basso, quanto importante sia vedere che un fiore sboccia ancora, perchè significa che c’è ancora luce.
Alessandra sa che dietro quelle piccole cose che molti chiamano banalità c’è tutto un viaggio nella sua trasformazione, che se guardassimo meglio capiremmo che è niente meno che la vita. La stessa che tanto amava Lorenzo.
Il 9 settembre sarebbe stato il suo compleanno. Un augurio speciale a chi ha saputo trasmettere così tanto in, purtroppo, così poco tempo.













