Gualdo Tadino saluta “Il Feroce”: addio a Luigi Pasquarelli, leggenda dei Giochi de le Porte

Si è spento oggi, all’età di 74 anni, Luigi Pasquarelli, conosciuto da tutti come “Il Feroce”, una delle figure più amate e leggendarie dei Giochi de le Porte di Gualdo Tadino.

Insegnante di matematica e scienze, fu tra i protagonisti assoluti delle prime edizioni della rievocazione storica, diventando un punto di riferimento non solo per Porta San Facondino, con la quale corse per sei anni da auriga e fantino vincendo due palii, ma anche per tutti coloro che si avvicinavano a questo mondo.

Fu lui, insieme allo storico somaro Mandolino e a Rosetta, a dare un contributo determinante per rendere grande il nome della Porta gialloverde, che nei primi anni sembrava imbattibile. La sua grinta, la competenza e la passione lo resero un simbolo di quella fase pionieristica dei Giochi, quando iniziava a costruirsi l’entusiasmo e lo spirito della manifestazione.

Con la scomparsa di Luigi Il Feroce, Gualdo Tadino perde non solo un docente stimato, ma anche un pezzo autentico della sua storia cittadina, un uomo che ha contribuito a dare forma e cuore alla manifestazione che unisce un’intera città.

I funerali avranno luogo giovedì 16 ottobre alle ore 10,30 nella Basilica Cattedrale di San Benedetto. Ai familiari le più sentite condoglianze da parte della redazione di Gualdo News.

Il Gonfaloniere dell’Ente Giochi de le Porte, Alessandro Cesaretti, lo ha ricordato così:
“AMBEH, PER SAN FACONDINO CURRE EL “FEROCE”… !
Ma ve l’immaginate una frase del genere detta ad un bambino gualdese di inizi anni ’80? Per la nostra generazione era come evocare, non so, il Re degli Unni barbaro conquistatore; poi lo vedevi e la fisicità era perfetta.. baffo importante, sguardo tagliente, capello ribelle, ma composto… Insomma era feroce davvero sto “Feroce”…bello e maledettamente “tosto”! Un Avenger!

Ma in realtà, come spesso accade, dietro l’apparenza di un “personaggio” c’era una realtà diversa, c’era una persona che di “feroce” aveva poco o niente se non apparenti modi duri che erano semplicemente figli di inderogabili principi di vita, quali la coerenza, l’amicizia, la lealtà e la ferrea ostinazione a difendere tutto questo fino all’ultimo, fino alla fine…

Ti ho conosciuto da bambino con il tuo soprannome, ti ho conosciuto da uomo con il tuo nome! E sei e sei stato meraviglioso in entrambi i casi! La coerenza ha voluto che il destino fosse come te, “Feroce”… guarda un pò!
Ti porterò sempre nel mio cuore, sempre!
Ciao Luigi. Ciao Amico!”

La sua Porta, San Facondino, ha scritto: “Ci sarebbero fiumi di parole da spendere sulla figura di Luigi “il Feroce”, uno dei fantini più iconici nella storia dei Giochi de le Porte ed autentico esempio di gualdesità pura. Vogliamo salutarlo con questo bellissimo articolo di Mario Donnini, scritto nel 1992, capace di restituire con rara intensità l’anima di Luigi il Feroce.”

TORNERA’ MAI IL FEROCE?
di Mario Donnini (da L’Eco del Serrasanta del 20 settembre 1992)

“Se è vero che la vita di un uomo si può riassumere rievocando il suo attimo più intenso, la storia dei Giochi de le Porte può forse esprimersi tutta in lui, il Feroce della Rocca, al secolo Luigi Pasquarelli.

Giunto ormai ai suoi primi quarant’anni, un fisico asciutto, guizzante, di una magrezza muscolare, il Feroce incarna tutt’oggi uno dei simboli incontrastati degli anni ruggenti della manifestazione, il primo seme a germogliare sulla terra umida e ingenua di un evento destinato a divenire, nel tempo, un fenomeno di partecipazione e trasporto collettivo per l’intera città di Gualdo.

Bei tempi, quelli col Feroce.

Basta ripensarci per riviverli in diretta. Sopra tutti lui, con lo sguardo fiero, profondo, sprezzante. Pochi attimi prima del via del palio, con le pupille in fiamme che fanno un paradossale contrappunto al volto stranamente composto, atteggiato ad una smorfia sofferta ed al tempo stesso seriosa. E poi il via.

Il suo guizzo bruciante che trafigge le due ali della folla che urla, quasi fosse un mostro ferito, con le sue mille teste dilaganti e multicolori: il volto si fa più sottile, affilato, con gli occhi intensi che diventano fessure sottili e cattive, la bocca che si sbriciola in un grido disperato.

La gente incita, strepita tace.

Ogni attimo è dilatato, spaccato a metà da quella spada sottile e gelida che ti fende la schiena: è questo il Palio.

E il gioco diviene realtà, la burla si trasforma, come d’incanto in lotta spietata, si corre, si rischia, si soffre e la gara diviene all’improvviso la metafora della vita. E il Feroce è sempre lì: auriga nella corsa a carretto, oppure avvinghiato al somaro, nell’ultima entusiasmante galoppata, pronto al colpo di reni decisivo, mulinando con sapienza secca e smaliziata il frustino, quasi fosse la bacchetta di un direttore d’orchestra.

Quindi il trionfo.

Il mare di folla ha un fremito improvviso, ondeggia e gli si infrange contro, quasi a volerlo sommergere.

Gli abbracci dei contradaioli si fanno più robusti e stringenti, i baci delle popolane più generosi, più rapito è lo sguardo ammirato dei bambini, che timorosi, si avvicinano un poco. E finalmente il volto contratto del Feroce si distende, i baffoni neri si allungano e si scansano, come fossero un sipario, per lasciare spazio ad un sorriso raro e liberatorio.

Così per anni, per tanti assolati pomeriggi di fine settembre vissuti da incontrastato protagonista anche nella sconfitta, sino a divenire una scheggia balenante, un frammento prezioso della storia dei Giochi.

Già, le sue vittorie entusiasmavano i portaioli di San Facondino, ma in fondo finivano per rassicurare anche i consapevoli e rassegnati che contro il Feroce della Rocca non c’era proprio nulla da fare.

Il suo segreto? Sicuramente la profonda conoscenza del somaro.

Quell’esperienza vissuta sin da bambino quasi per gioco, quella consuetudine che gli ha permesso da sempre di respirare come nessun altro, di capirlo, di entrargli nelle vene.

Ma c’è dell’altro. Il Feroce è stato forse il primo e l’unico a creare un personaggio, a costruire un’immagine nota, una maschera capace di tenere la scena.

Le sue espressioni gravi, studiate quel suo mostrarsi intenso, bizzoso, inavvicinabile, quella abilita tutta sua di apparire solo quando ne vale veramente la pena, sono tutte pennellate sapienti che hanno saputo creare, nel tempo un alone unico e inestinguibile.

Una magia che, a qualche anno dal suo ritiro, ci manca un poco, ispirando un pizzico di acuta nostalgia. Torna, sia pure per una volta Luigi, torna per ridare slancio a San Facondino, torna per sconfiggere di nuovo gli avversari magari per farli rincuorare al pensiero che, in fondo, contro di te non ci sarà mai nulla da fare”.

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Redazione Gualdo News
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