I dischi aurei di Gualdo Tadino torneranno nella città in cui furono rinvenuti. L’annuncio è arrivato dal sindaco Massimiliano Presciutti, a margine dell’inaugurazione della mostra “Lo spirito di Francesco“ allestita nella chiesa monumentale di San Francesco.
Si tratta di una notizia attesa da anni, destinata a riportare a Gualdo Tadino i reperti archeologici più importanti della sua storia.
“Siamo in dirittura d’arrivo e la chiesa monumentale di San Francesco potrà ospitare, e questa è una notizia che dò in anteprima, il ritorno dei dischi aurei in città – ha annunciato Presciutti – Siamo nella fase finale per ottenere tutte le autorizzazioni affinché, per la prima volta nella storia, i dischi aurei possano tornare. La Soprintendenza e i Beni Archeologici hanno scelto proprio questo luogo per la sua bellezza e la sua maestosità. Un luogo importante per un progetto importante, proprio nell’anno francescano.”
L’esposizione nella chiesa monumentale di San Francesco, di cui non è stato ancora definita la data, rappresenterà dunque una novità assoluta. I reperti, infatti, sono oggi conservati alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia e non sono mai stati esposti a Gualdo Tadino.
I due dischi aurei sono considerati tra le più importanti testimonianze della preistoria italiana. Realizzati in lamina d’oro sbalzata e decorati con motivi geometrici, risalgono al XIII-XII secolo avanti Cristo.
L’archeologo Massimo Pallottino li definì la più antica testimonianza di oreficeria rinvenuta in Italia, attribuendo loro un valore storico e scientifico di eccezionale rilievo.
I reperti furono rinvenuti nel 1937 nella Valle di Santo Marzio, un’area che ha restituito numerose testimonianze della presenza umana in età protostorica. Oltre ai dischi aurei, gli scavi hanno portato alla luce quello che è definito “Il Ripostiglio di Gualdo Tadino”. Questo tesoro archeologico è composto da 59 elementi, tra cui coltelli, aghi e fibule ad arco di violino, oggetti in osso, due denti umani e i due preziosi dischi d’oro sbalzato.
Questi ritrovamenti documentano l’esistenza di una comunità particolarmente evoluta, ritenuta all’origine dei Tarsinater (o Tadinati), il popolo umbro citato nelle Tavole Eugubine e collegato al vicino sito archeologico di Colle dei Mori. La Valle di Santo Marzio rappresentava inoltre un importante corridoio naturale di attraversamento dell’Appennino, favorendo contatti e scambi culturali con altre popolazioni della penisola.
Il ritorno dei dischi aurei assume quindi un significato che va ben oltre il semplice prestito museale. Si tratta della restituzione simbolica alla città dei reperti che meglio raccontano le origini del territorio gualdese e il suo ruolo nella storia più antica dell’Umbria e dell’Italia.




















