Il Tribunale di Roma ha dichiarato la liquidazione giudiziale unitaria di Saxa Grestone di Roccasecca, Saxa Gres di Anagni e Saxa Gualdo. La decisione coinvolge complessivamente circa duecento lavoratori e apre una nuova e delicata fase della lunga crisi industriale del gruppo.
Il provvedimento arriva al termine di una crisi prolungata, segnata dal fermo degli impianti, dal ricorso agli ammortizzatori sociali e dal mancato completamento dei programmi di rilancio annunciati negli ultimi anni.
La liquidazione giudiziale, in termini semplici, è la procedura che ha sostituito il fallimento: la precedente proprietà perde la gestione delle aziende, che passa sotto il controllo del Tribunale.
Per oggi è prevista una riunione al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Al centro del confronto ci saranno le conseguenze della sentenza, la posizione dei lavoratori, l’attivazione degli ammortizzatori sociali e le eventuali prospettive industriali per i tre siti. Si annuncia un incontro piuttosto teso, con il sindaco di Roccasecca che ha affermato di volere dal ministero spiegazioni puntuali su alcuni aspetti della vicenda.
Per Gualdo Tadino si tratta della possibile conclusione, la peggiore, di una vertenza iniziata con la crisi della storica azienda Tagina, che sembrava essersi chiusa nell’aprile 2018 con l’acquisizione da parte di Saxa Gres, che aveva annunciato un progetto di rilancio basato sulla produzione di gres porcellanato e pavimentazioni per esterni.
Il piano si è però scontrato con una lunga successione di difficoltà finanziarie e produttive. Lo stabilimento gualdese nel 2021 è rimasto fermo per circa tre anni a causa dell’aumento abnorme dei costi energetici con ricorso alla cassa integrazione. Nel giugno 2025 era stato riacceso un forno e una parte dei circa novanta dipendenti era tornata al lavoro a rotazione.
Nel settembre 2025 era stato comunicato il passaggio degli stabilimenti di Gualdo Tadino e Roccasecca alla britannica Xeta Investments. Il progetto illustrato al Ministero prevedeva un piano di ristrutturazione e investimenti per circa 15 milioni di euro, con l’obiettivo dichiarato di riaccendere anche il secondo forno nello stabilimento gualdese.
Le prospettive sono nuovamente peggiorate nei mesi successivi. A giugno Filctem Cgil e Femca Cisl hanno descritto la situazione di Saxa Gualdo come uno “scenario di progressivo smantellamento di fatto“, segnalando il mancato rilancio, l’uscita di alcuni lavoratori, problemi legati alla cassa integrazione e furti avvenuti nello stabilimento.
La sentenza del 28 luglio del Tribunale di Roma segna adesso un punto fermo sulla vicenda. Di fatto non equivale automaticamente alla chiusura definitiva degli impianti, ma rende necessario individuare in tempi rapidissimi eventuali soggetti interessati alla loro acquisizione e alla prosecuzione delle attività.
Per i lavoratori di Saxa Gualdo e degli altri due stabilimenti resta ora da capire quali strumenti di tutela potranno essere attivati e se, all’interno della liquidazione, emergeranno proposte industriali credibili. Dal tavolo convocato oggi al Ministero si aspettano le prime risposte.




















