Un laboratorio nel cuore dell’Appennino con l’ambizione di parlare il linguaggio della ricerca internazionale. È stato inaugurato martedì 7 aprile a Gualdo Tadino il Polo Nanomat, hub dedicato ai materiali avanzati e all’innovazione tecnologica, nato per connettere università, imprese e territorio in una filiera della conoscenza capace di generare sviluppo.
La giornata si è aperta al teatro Don Bosco con la presentazione istituzionale, per poi spostarsi nei laboratori allestiti all’interno del centro commerciale Il Granaio, dove sono state installate le nuove strumentazioni scientifiche del valore di diversi milioni di euro.
Al taglio del nastro hanno partecipato la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, il sindaco di Gualdo Tadino e presidente della Provincia di Perugia Massimiliano Presciutti, i rettori delle Università di Perugia e L’Aquila, Massimiliano Marianelli e Fabio Graziosi, il dirigente CNR Gianluca Gubbiotti e il professor Luca Gammaitoni, coordinatore scientifico del progetto, e il vicepresidente di Confindustria Umbria Matteo Minelli. Presenti anche i sindaci di Sigillo, Giampiero Fugnanesi, e di Valfabbrica, Enrico Bacoccoli insieme ai dirigenti scolastici dell’Istituto Casimiri, Renzo Menichetti, e del Comprensivo Gualdo Tadino-Casacastalda, Angela Codignoni.
Il Polo Nanomat è uno dei dieci centri di ricerca finanziati dal Pnrr con 116 milioni di euro nell’ambito PNRR “Vitality – Ecosistema di innovazione, digitalizzazione e sostenibilità”, e si configura come un distretto tecnologico dei nanomateriali, dotato di laboratori avanzati per la caratterizzazione e lo sviluppo di nuovi materiali. Un’infrastruttura pensata per favorire il trasferimento tecnologico, sostenere la competitività delle imprese e stimolare la nascita di start-up e spin-off che vede coinvolti numerosi ricercatori.
Al laboratorio si affiancherà entro l’anno un locale, attualmente in fase di ristrutturazione, che sarà destinato a didattica e convegni, mentre per il futuro l’Università dovrebbe acquistare un ulteriore immobile adiacente per ampliare la struttura.
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“Con il Polo Nanomat compiamo un ulteriore passo nella costruzione di un’Umbria capace di competere sui fronti più avanzati dell’innovazione – ha detto la presidente Proietti – Qui prende forma un modello che integra università, enti di ricerca e sistema produttivo, generando valore per il territorio e nuove opportunità per imprese e giovani.“Come Regione abbiamo assunto l’impegno di sostenere questo progetto nel lungo periodo – ha aggiunto – perché solo con una visione stabile e condivisa è possibile costruire prospettive concrete per i territori e per le nuove generazioni. Dobbiamo sostenere le imprese che scelgono l’innovazione rafforzando il legame tra conoscenza e produzione. È in questa integrazione che si costruisce lavoro qualificato e si trattengono competenze sul territorio.”
L’iniziativa si inserisce nello Spoke 9 del progetto Vitality, coordinato dall’Università degli Studi di Perugia in collaborazione con gli atenei dell’Aquila e di Camerino e con il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Un ecosistema che punta a rafforzare il legame tra ricerca applicata e sviluppo industriale, con una prospettiva che guarda oltre i confini regionali.
“La nascita del Polo Nanomat rappresenta per Gualdo Tadino una scelta strategica e una grande opportunità di rilancio – ha osservato il sindaco Presciutti – perché porta nel nostro territorio ricerca di alto livello e una connessione diretta con il sistema produttivo, rafforzando il ruolo della città come luogo capace di attrarre innovazione e creare una connessione diretta con il sistema produttivo.” Un progetto che, ha aggiunto il sindaco, vede anche il contributo diretto di professionalità locali.
L’insediamento universitario porta con sé una visione che va oltre la semplice tecnologia, come spiegato dal Rettore dell’Università degli Studi di Perugia, Massimiliano Marianelli: “Questo polo di innovazione tecnologica mette insieme anche parole chiave che sono al centro del nostro mandato, tra tutte il tema della sostenibilità, che significa attenzione all’ambiente ,e soprattutto attenzione all’umano“.
Secondo il Rettore la presenza dell’Ateneo in città è solo il primo passo di un progetto più ampio potendo nascere da qui ulteriori sinergie che, oltre alla ricerca, apriranno alla didattica e alla terza missione, cioè all’insieme delle attività istituzionali con cui le università interagiscono direttamente con la società civile e il tessuto imprenditoriale.
Il professor Luca Gammaitoni, coordinatore del progetto, ha delineato la portata strategica dell’iniziativa, definendola come il compimento di un percorso e l’inizio di una nuova strada per le imprese del territorio e dell’Italia centrale. “I materiali sono l’oro nero del futuro, materiali che non esistono in natura ma hanno proprietà straordinarie” ha spiegato Gammaitoni, sottolineando che chi dominerà questo settore potrà generare ricchezza e sviluppo.
Tuttavia il professore ha avvertito che il successo dipenderà dalla continuità: “È un accordo che impegna per 10 anni, quindi serve attenzione e servono risorse, ovvero progetti finanziati e mirati allo sviluppo di questo polo”. Per Gammaitoni l’elemento cruciale sarà “il coinvolgimento delle aziende, cioè la loro capacità di cogliere questa opportunità» attraverso investimenti supportati da una seria strategia di politica industriale.“
Il referente scientifico ha tenuto a sottolineare che questo progetto è arrivato a compimento grazie alla continuità anche sotto il profilo istituzionale, essendo nato nella precedente amministrazione regionale a guida Tesei e portato avanti convintamente dalla giunta Proietti, con lo stesso percorso che è stato compiuto dal rettorato dell’università.
Infine, da gualdese, ha espresso l’orgoglio “che deve essere di tutti i cittadini” di vedere l’Università a Gualdo Tadino dopo oltre 700 anni dalla sua fondazione.
Accanto alla dimensione scientifica, il Polo porta con sé una valenza territoriale. “La scelta di localizzare questo polo a Gualdo Tadino – ha concluso la presidente della Regione Umbria – risponde a una visione precisa: utilizzare l’innovazione come leva di rilancio delle aree interne, valorizzando competenze, attrazione di investimenti e sviluppo produttivo”. Il progetto si inserisce nella strategia della Regione Umbria che individua nei materiali innovativi un ambito prioritario di specializzazione industriale e promuove la creazione di distretti tecnologici come volano di sviluppo, integrando risorse Pnrr e fondi europei Fesr 2021–2027.”
Sul piano tecnico-scientifico, il contributo del CNR è stato fondamentale sin dalle fasi iniziali. Gianluca Gubbiotti, dirigente di ricerca CNR, anch’egli gualdese, ha spiegato il legame con il progetto: “È stata una collaborazione naturale, poiché l’Istituto di Fisica che rappresento si occupa di nanostrutture. Uno degli aspetti più importanti sono stati i bandi a cascata, fondi che dalla Comunità Europea sono transitati attraverso le università verso le aziende“.
“Le aziende hanno presentato progetti per ottimizzare i loro processi produttivi. Per Gualdo è sicuramente positivo poiché questo può essere l’input per un nuovo sviluppo e per attrarre investimenti in parti della regione fuori dalla dorsale principale Perugia-Terni”, ha concluso.
Anche il mondo produttivo segue l’iniziativa con attenzione. Matteo Minelli, vicepresidente di Confindustria Umbria, ha accolto con favore l’attenzione ai nuovi materiali ma ha richiamato la politica e l’università a una pianificazione concreta: “Dobbiamo capire come poterlo portare avanti, sottolineando la necessità di risposte chiare su come verranno redistribuiti i costi e su come trattenere i ricercatori nel territorio.
Infine, l’Assessore allo Sviluppo Economico Giorgio Locchi ha ribadito il pieno sostegno dell’amministrazione comunale: “Questo investimento riguarda il nostro futuro e quello delle nuove generazioni. Faremo qualsiasi cosa in nostro potere per facilitare e aumentare le possibilità di sviluppo del Polo.”
Con il Polo Nanomat, Gualdo Tadino entra così nella rete della ricerca avanzata, candidandosi a diventare uno dei nodi umbri dell’innovazione tecnologica. Un investimento che guarda al futuro, ma che si misura con una domanda concreta: tradurre la ricerca in opportunità economiche e occupazionali per il territorio.



































