Nessuna apertura a progetti di cave sui terreni amministrati dalla Comunanza Agraria Appennino Gualdese.
Il Consiglio di amministrazione ha ribadito la propria contrarietà a qualsiasi ipotesi di attività estrattiva sulle terre civiche, richiamando la volontà espressa dall’Assemblea degli utenti, che nel 2020 si era pronunciata contro nuovi scavi sulla montagna gualdese, sottolineando che i “terreni collettivi non hanno bisogno di riqualificazione in quanto già in stato naturale.”
In una nota l’ente montano sottolinea che quella decisione “non è mai stata modificata“ e continua a rappresentare “il mandato politico e istituzionale affidato dagli utenti al Consiglio di Amministrazione”.
La Comunanza ricorda inoltre che i propri terreni non rientrano più nel progetto estrattivo almeno dal 2022. In seguito alle modifiche apportate all’iter autorizzativo, richieste dall’Assemblea degli utenti, le particelle di proprietà collettiva sono state escluse dal perimetro dell’intervento.
Per questo motivo, si legge nel comunicato, “non vi è nulla da concedere e nessuno può vantare aspettative o pretese nei confronti della Comunanza Agraria”.
L’ente riferisce però di aver ricevuto, negli ultimi mesi, “molteplici richieste, sollecitazioni e pressioni provenienti da vari soggetti e a vario titolo, anche non direttamente coinvolti nella vicenda” finalizzate a ottenere una revisione della posizione assunta sui terreni collettivi.
La Comunanza ritiene che tale insistenza sarebbe riconducibile all’avvicinarsi della scadenza delle autorizzazioni attualmente in essere sul territorio, fissata per maggio 2027. L’eventuale utilizzo delle terre civiche, evidenzia la Comunanza, consentirebbe infatti “l’apertura di nuovi scenari estrattivi e la prosecuzione delle attività per ulteriori anni”.
Alla luce del clima che si sarebbe creato attorno alla vicenda, la presidente della Comunanza si è detta preoccupata ha ritenuto opportuno informare le autorità competenti e le forze dell’ordine, richiamando la particolare sensibilità che il tema delle cave ha storicamente assunto nel territorio gualdese e le numerose vicende amministrative e giudiziarie che hanno interessato il settore negli anni.
Nel documento la Comunanza Agraria Appennino Gualdese rivendica inoltre il proprio ruolo nella tutela del patrimonio collettivo, affermando di rappresentare oggi “l’unico soggetto istituzionale che continua ad opporsi con determinazione all’ipotesi di future espansioni estrattive sulla montagna gualdese”.
Da qui l’appello rivolto alle forze politiche, alle associazioni ambientaliste, culturali e sociali e ai cittadini: “Chiediamo solidarietà, sostegno e vicinanza a tutti coloro che conoscono la lunga e complessa vicenda delle cave di Gualdo Tadino e che, nel corso degli anni, hanno più volte auspicato la conclusione delle attività estrattive”.
La nota si conclude ribadendo l’impegno dell’ente “con responsabilità e coraggio” a proseguire nella tutela delle terre civiche e del patrimonio montano “nel rispetto della volontà dei propri utenti e della funzione storica delle Comunanze Agrarie“: “Difendere i beni collettivi significa difendere la montagna. Difendere la montagna significa difendere il futuro della nostra comunità. Le terre civiche non si consumano: si custodiscono e si tramandano“, conclude la nota dell’Appennino Gualdese.





















