Comune – Comunanza, sei anni tra battaglie, saliscendi e dietrofront politici

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Redazionale Gualdo News

Un intreccio di opinioni, prese di posizioni e balletti politici che a paragone gli enigmi del film Saw l’Enigmista sono bazzecole. Ma soprattutto una cavalcata aperta in una prateria dove chi non è cambiato mai è il cavallo, mentre tanti sono coloro saliti, scesi e ancora saliti sul carro in un battito di ciglia.

Iniziamo dal presente, anzi dal recentissimo passato. Durante la campagna elettorale dello scorso giugno le forze del centrodestra si schierano più o meno apertamente dalla parte della Comunanza. In particolare la candidata sindaco Silvia Minelli, appoggiata dal consigliere regionale Roberto Morroni, ex sindaco di Gualdo Tadino, annuncia piena apertura all’Ente ricostituito. “La Comunanza Agraria è realtà pienamente legittimata – si legge nel programma elettoralepertanto l’Amministrazione Comunale deve contribuire ad instaurare un rapporto di collaborazione e cooperazione finalizzato a creare sinergie ed unità di intenti nelle azioni e nelle progettualità che ruotano intorno alle tematiche dell’ambiente”.

Ma chi aveva inizialmente tentato di delegittimare e bloccare la nascita della Comunanza Agraria? La stessa Giunta capitanata da Roberto Morroni nel 2013 con gli assessori Fofi, Vitali, Viventi, Moscatelli, Gramaccia, Pompei e la stessa Minelli candidata sindaco sei anni dopo.
Con le delibere 220 e 247 del 2013, votate “all’unanimità per alzata di mano”, propongono e danno il via al famoso ricorso “avverso la riattivazione ed il riordino della Comunanza Agraria Appennino Gualdese”. Ricorso poi portato avanti dalla Giunta successiva e giunto a conclusione con la bocciatura del Tar dell’Umbria di ieri.

Sei anni dopo, nel marzo 2019 e all’inizio della campagna elettorale, ad onor del vero Silvia Minelli dichiara che “all’epoca si dovevano tutelare gli interessi dell’ente Comune in quanto la Comunanza era costituenda, mentre oggi è un soggetto giuridicamente riconosciuto”.
In pratica gli interessi del Comune erano minacciati dalla ricostituzione della Comunanza, ma una volta ricostituita, questa non minaccia più!

Qualche mese dopo, durante il consiglio comunale aperto del 30 luglio 2019 sul tema Comunanza-Rocchetta, il consigliere regionale Roberto Morroni, che da sindaco si era opposto alla ricostituzione dell’Ente, ma come sostenitore di Minelli Sindaco ne aveva ammesso la piena legittimità, dichiara che “i Comuni sono l’espressione della volontà popolare e nessun altro soggetto può avocare una capacità di rappresentatività superiore a quella di un Comune”, tornando in pratica agli stessi concetti che nel 2013 avevano portato al ricorso contro la ricostituzione.

Un salto nella parte opposta e atterriamo sul sindaco Massimiliano Presciutti, da poco più di cinque anni fervido oppositore della Comunanza Agraria.
Sentite cosa diceva l’8 maggio 2014, durante la campagna elettorale con la quale poi divenne sindaco. Era l’indomani della sentenza con il quale il Tar dell’Umbria aveva praticamente accolto in prima istanza le richieste e riconosciuto la fondatezza del fatto che oltre duemila ettari di terreno erano gravati da uso civico. “La sentenza – diceva Presciutti tramite un comunicato stampa del PDdà ragione in primo grado ai cittadini. Si smentisce quindi clamorosamente quanto è stato sostenuto fino ad oggi dall’ex sindaco Morroni (ex, perchè nel frattempo il Comune era stato commissariato, ndr) in tema di uso civico. Una sentenza che dimostra come è molto utile fin da subito riprendere questo ragionamento secondo legge, piuttosto che andare per tribunali”.
E ancora Presciutti versione 1.0: “Noi pensiamo che un’Amministrazione Comunale seria non debba fare ricorso ai tribunali contro i cittadini, ma debba cercare di parlare con loro instaurando un dialogo. Sulla vicenda ci auguriamo che si ricostituiscano gli organi della Comunanza il prima possibile ed il fatto che il 15 giugno si voti è una buona notizia”. Affermazione quest’ultima che lasciava pensare al pieno appoggio dell’ancora eventuale futura amministrazione Presciutti verso la Comunanza Agraria.
Cosa poi è accaduto è sotto gli occhi di tutti, con l’ultima dichiarazione del primo cittadino gualdese che ieri ha annunciato l’impugnazione della sentenza del Commissario agli Usi Civici al fine di un eventuale ricorso.

Insomma parole da destra e da sinistra che oggi fanno scalpore se rapportate a quelle di ieri. Si potrà dire che è così che funziona la politica, ma dietrofront tanto bruschi e reiterati sono singolari.
Che cosa è successo allora in questi anni? Perché alcune forze politiche hanno montato in maniera poderosa il cavallo Comunanza, salvo poi scenderne per usare la frusta? Errori di calcolo? Opportunità politiche usa e getta? La più volte citata dai politici ‘arroganza’ della Comunanza? Interessi politici che non si conoscono? Forse un po’ di tutto questo. Non è facile dare una lettura chiara su una vicenda i cui attori ormai parlano raramente tra di loro e ci scusiamo se abbiamo contorto ancora di più le idee dei nostri lettori, alla pari di un enigma di Saw.

La destra, la sinistra… e la Comunanza? Secondo noi c’è stato troppo spesso da parte dell’Ente ricostituito un rapporto conflittuale con i media causato da un modo di porsi sbagliato nei toni e un modo di gestire negli anni la comunicazione e i social alquanto “dilettantesco” che ha probabilmente contribuito alla non nascita dell’idillio con i cittadini gualdesi. Perchè è inutile nasconderlo: l’idillio ora non c’è ed è compito della Comunanza crearlo e curarlo.

Oltre al rapporto con i media, questo ente è stato finora visto da diversi cittadini, a torto o a ragione, come un gruppo di persone che si è ricostituito con il solo obiettivo di mettere i bastoni tra le ruote all’azienda Rocchetta. Tesi però sempre smentita ufficialmente dalla Comunanza. Il secondo ostacolo allo sfondamento nell’opinione pubblica, a nostro parere, è rappresentato dal numero esiguo, rispetto alla popolazione, degli aderenti alla Comunanza e dalle norme che la regolano. Norme che impediscono ad esempio di essere utenti monte a più persone dello stesso nucleo familiare, o che vietano anche a chi ha avuto incarichi amministrativi nei sei anni precedenti all’elezione e a chi è dipendente comunale o di una partecipata, di potersi candidare ad un posto nel consiglio di amministrazione. Tutto ovviamente nella perfetta legalità, ma che, a nostro avviso, vi sia un difetto di universalità è altrettanto palese.

La conclusione è una preghiera ferrea: si pensi alla tutela ambientale dell’area Rocchetta e della sua fruibilità da prima di subito; si pensi agli interessi dei cittadini e non di una parte, pubblica o privata che sia.
Soprattutto, in uno stato di crisi estrema e terribile e dato che moltissime delle questioni ruotano intorno a Rocchetta, si tuteli il futuro dell’azienda e quindi dei suoi lavoratori. Saw è un film horror e sarebbe imperdonabile coinvolgere loro, cioè i lavoratori e tutto il territorio, nel ruolo delle vittime.

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