Vicenda Rocchetta, Forza Italia alla Comunanza: “Perchè non si accetta la sentenza del CdS?”

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Riceviamo e pubblichiamo integralmente un comunicato del Coordinamento di Forza Italia Gualdo Tadino, a firma di Fabio Viventi, Silvia Minelli e Gianni Frillici, sulla vicende susseguenti alla pubblicazione delle ultime sentenze del Consiglio di Stato sulla vicenda Rocchetta

La sentenza emanata dal Consiglio di Stato nei giorni scorsi è una sentenza che, a nostro modo di vedere, pone ben poche interpretazioni riguardo al suo contenuto.

Negli anni, abbiamo sempre espresso la nostra opinione, preso decisioni durante il periodo in cui abbiamo amministrato senza remore, con il solo obiettivo di tutelare sempre la nostra Città.

Non siamo stati d’accordo con la linea di condotta tenuta dall’Amministrazione comunale a guida Presciutti, e non concordiamo affatto con chi dice che è stata una condotta sempre lineare e trasparente ( ricordiamo che all’inizio l’attuale Amministrazione ha siglato un protocollo d’intesa con la Comunanza Appennino Gualdese, rinunciando così a difendersi nelle sedi opportune, per poi cambiare completamente idea durante la conferenza dei servizi per la concessione della proroga all’azienda Rocchetta); altresì non ci siamo trovati in accordo con i comportamenti tenuti dalla Comunanza, perché abbiamo sempre ritenuto indispensabile il dialogo, la collaborazione con l’ente istituzionale , ossia il Comune. Più volte abbiamo tentato di chiedere di sedersi intorno ad un tavolo, ognuno in base alla propria competenza, per togliere di mezzo quei tanti ricorsi che hanno bloccato per quasi un decennio la nostra comunità.

Quando il Tar ha accolto l’istanza presentata dall’Appennino gualdese in merito proprio all’impugnazione della delibera regionale del 2015 riguardante la proroga della concessione, tutti abbiamo preso atto di quella sentenza e introdotto le azioni che più si ritenevano necessarie per la tutela della nostra Città, rispettando quella sentenza, proprio perché tale.

La Regione Umbria ha modificato la legge regionale riguardante le concessioni idriche, riconoscendo un ruolo alle stesse comunanze agrarie ed introducendo l’evidenza pubblica per il rilascio delle future concessioni, apportando così modifiche importanti che pongono la nostra legge regionale su un piano assoluto di legalità e la incorniciano tra le più innovative d’Italia, così come chiesto anche dal Garante. Inoltre, per quanto riguarda la concessione idrica in questione, l’azienda (così come previsto dalla nuova legge regionale) dovrà comunque produrre a metà percorso lo studio di bacino per verificare la quantità d’acqua presente nelle sorgenti e dovrà sottostare a tutti gli obblighi previsti da tale normativa, nonostante attraverso la sentenza del Consiglio di Stato sia stata riconosciuta valida la proroga della concessione rilasciata con la vecchia procedura.

Successivamente una sentenza del Tar Umbria ha stabilito che i cabinotti di alcuni pozzi devono essere demoliti per difformità urbanistiche; a questa sentenza è seguita subito l’ordinanza di demolizione n. 106 del 20/07/2021 emanata prontamente dagli uffici comunali, tenendo appunto fermo il concetto che c’è una sentenza che deve essere rispettata.

Si sono susseguiti comunicati stampa, post sui social, organizzate passeggiate, indette riunioni, fino ad arrivare ad un altro atto da parte della Comunanza dove chiedono la chiusura dei pozzi.

Beh, sinceramente, crediamo che continuare con questi atteggiamenti non giova a nessuno, soprattutto alla nostra Città colpita già da anni da una crisi profonda. Oggi vi è una sentenza del Consiglio di Stato molto chiara che sancisce la legalità della proroga della concessione per ulteriori 25 anni all’azienda Rocchetta; non resta che prenderne atto.

A questo punto però delle domande le poniamo: perché non si accetta questa sentenza? O piuttosto, come mai si accettano solo quelle a favore e non si prende atto di quelle in senso contrario? Perché si organizzano camminate e si usano toni intrisi di rabbia nelle assemblee? E come mai, ancora una volta, si rilancia sempre la questione spostando l’asticella delle richieste di volta in volta? Questa volta tocca alla chiusura dei pozzi. Una volta che l’azienda avrà demolito e poi ricostruito i cabinotti, sanando urbanisticamente ciò che appare tranquillamente sanabile, quale sarà il prossimo guanto di sfida?

Tutte domande a cui non otterremo risposta pubblica, come di consueto e come è successo anche dopo il nostro articolo di aprile. Ma questo modo di porre le questioni, sempre urlando e seminando zizzania, senza mai porre una base di discussione ma con il presupposto che l’interlocutore abbia sempre torto o, come spesso si ha l’impressione, sia sempre un poveraccio in preda a delirio, a chi dovrebbe giovare? Assolutamente a nessuno!

Non basta piantare la bandierina del bene comune o della collettività per avere ragione su tutto e su tutti. Bisogna lavorare per raggiungerlo e far sì che sia garantito.

E siccome, a questo punto, ci si aspetta, anche da parte dell’Amministrazione, che tutta quell’area sia frutto di una progettualità virtuosa e condivisa, e soprattutto che si vada avanti in maniera congiunta affrontando contestualmente sia il progetto Rocchetta quanto il risanamento del costone roccioso, sarebbe bene che si tiri una linea e si lavori finalmente in un’unica direzione.

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