Nuovo capitolo della ricerca “Waldum – Una città che racconta”, curata dalla studentessa universitaria Sara Bossi, che prosegue il suo viaggio tra le storie e le memorie di Gualdo Tadino.
In questa puntata, il protagonista è Nazareno Anastasi, un uomo la cui vita sembra scritta tra colpi di destino e rinascite inattese. Dal ricordo della guerra ai primi lavori da saldatore, dall’esperienza in Francia all’impegno per far crescere un’azienda familiare d’eccellenza, la sua storia è un intreccio di coraggio, ingegno e dedizione, dove ogni sfida ha lasciato spazio a un nuovo inizio.
EPISODIO 10 – NAZARENO ANASTASI, DIECI VOLTE IN SALVO: UNA VITA DI LAVORO E DI PASSIONE
Nazareno Anastasi nasce il 16 agosto 1943 a Gualdo Tadino, precisamente località Casone. Della sua gioventù Nazareno parla con commozione e paura, un sentimento sicuramente affievolito, ma mai dimenticato, frutto di un’epoca in cui veramente ogni giorno poteva essere l’ultimo, anche per un semplice bambino.
Nazareno mi ha parlato della sua vita, di come la sua attività sia iniziata e più di tutte mi è rimasta impressa questa frase: ”Sono morto e resuscitato almeno dieci volte”.
Sono tante infatti le occasioni in cui la vita ha voluto metterlo in circostanze pericolose, anche se alla fine lo ha sempre salvato: chissà, magari aveva in serbo per lui qualcosa di grande.
Per fortuna o per destino questa “serie di sfortunati eventi” citando una famosa collana di libri nel caso di Nazareno, ha sempre portato un lieto fine.
Ricorda a malapena, forse dal racconto dei suoi genitori, di quando stava per essere fucilato dai tedeschi, colpito in flagrante mentre cercava di nascondere insieme alla famiglia i loro animali, fortunamente lo sparo dei tedeschi contro il cane che stava lì con loro è stato sentito da un casellante in divisa che è accorso da quella parte per fermare immediatamente la sparatoria.
Ricorda delle giornate in cui lui e la sua famiglia portavano le pecore al fiume a farle rinfrescare e vedendo il padre tuffarsi lo segue anche Nazareno, rimanendo incastrato tra le rocce e non riuscendo a tornare a galla da solo, per fortuna i suoi genitori tempestivamente si sono buttati in acqua e lo hanno tirato fuori privo di sensi, ma ancora vivo.
Un altro episodio ancora, e mi duole raccontare di tutto queste sfortune, ma pensate sempre a quanto il destino lo abbia voluto salvare ogni volta per sollevarvi, è quando da piccolo passeggiando per una strada raccoglie un ordigno intatto, non sapendo cosa fosse la porta a casa e ci si mette pure a giocare, essendo un innesco a pressione bastava poco per farla esplodere, ma la fortuna ha voluto che nemmeno quando ha fatto uscire quella segatura bianca e gli ha dato fuoco con un un fiammifero sia scoppiata, probabilmente a causa o per fortuna di un difetto che l’ha resa innocua.
Negli anni 60 a soli 17 anni parte per la Francia, precisamente ad Audun-le-Tiche.
Prima di questo viaggio lui lavorava a Gualdo e dintorni come saldatore, ricordiamo tra le sue costruzioni il cancello con i due Angeli della Chiesetta ai Prati di Valsorda insieme a Lele del Boccia, ma anche molti altri.
Non ricevendo la giusta ricompensa e desiderando un futuro migliore per la sua famiglia, parte per la Francia dove lo aspettava già suo fratello, partito clandestino, e suo zio.
Inizia a lavorare nelle prime ditte di termoidraulica. Le ditte di termoidraulica in Francia nascono come evoluzione del mestiere idraulico tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, grazie al bisogno crescente di confort domestico (acqua calda, riscaldamento) e alla modernizzazione della città.
Infatti Nazareno si occupò di ville a Marsiglia e a Parigi, acquisendo una preparazione tale che una volta tornato a Gualdo il suo sarebbe stato veramente un mestiere all’avanguardia.
Addirittura un giorno passeggiando per la città di Dudelange si ritrovó di fronte a una pasticceria che non riusciva a sfornare dolci a causa di un problema tecnico e lui, senza nemmeno un attrezzo o una spiegazione da parte dei dipendenti, entrò nella cucina e si accorse subito che era il bruciatore a non funzionare, tanto che una ditta molto conosciuta di Lussemburgo, una volta visto il suo lavoro impeccabile, chiese di conoscerlo per fargli una proposta di lavoro.
Tornerà a Gualdo insieme al suo primo figlio Guerrino e alla moglie Concetta e apriranno la loro azienda tutt’ora efficiente e di grande rilievo per Gualdo, poi nella nostra città nascerà il loro secondo figlio Daniele.
A lui dobbiamo la costruzione del metanodotto da Scheggia fino a Nocera, ma soprattutto anche la costruzione di una grande famiglia che poi si è ramificata nelle aziende idrauliche di tutta Gualdo Tadino.
Nazareno racconta dei suoi tempi felici insieme a sua moglie e dell’impegno nel mantenere la loro ditta un ambiente felice e di rispetto per chi vi lavorava.
Dei corsi preparatori intrapresi nei loro viaggi in Francia e regalati anche ai loro dipendenti, facendo sì che queste tecniche d’avanguardia si diffondessero per tutta la nostra città.
Di quanto fosse importante per loro il benessere di chi lavorava per l’azienda, dei viaggi fatti insieme e dei ricordi costruiti in Jugoslavia, in Costa Azzurra e della ricorrenza annuale di Santa Lucia, la santa protettrice dei saldatori; giorno in cui ogni anno datori e dipendenti si recavano prima alla messa presso la chiesa di Santa Lucia delle Voltole e poi si ritrovavano a fare un bel pranzo tutti insieme.
La storia di Nazareno è una storia che parla di industria, lavoro e collaborazione.
Gli antichi sapienti ci hanno passato questi valori e dato che si è parlato di Francia cito un’autrice per far intendere il messaggio che voglio far passare e che ho tratto da questo bel racconto di sudore e sacrificio.
“Qui a entendu maintes choses / doit de son sens faire autres choses…” – Marie de France. (“Chi ha udito molte cose deve, con il proprio ingegno, crearne di nuove”)
Così ha fatto Nazareno partendo da zero, partendo verso la Francia con fame di conoscenza per poi tornare a casa e condividerla con chi poi è diventata la sua grande famiglia.
Grazie Nazareno e grazie Concetta.













