Fu lui a fare la macabra scoperta del cadavere di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana ucciso dalle Brigate Rosse, nella Renault 4 rossa di via Caetani, il 9 maggio 1978.
Lunedì 25 maggio il generale Antonio Cornacchia, all’epoca alla guida del nucleo investigativo dei Carabinieri di Roma, ha incontrato gli studenti delle classi quinte del Liceo scientifico e linguistico “Casimiri” di Gualdo Tadino nell’aula magna della sede di Viale Don Bosco.
L’incontro, dal titolo “Scene e retroscene di un’epoca” patrocinato dal Comune di Gualdo Tadino, ha offerto ai ragazzi la testimonianza diretta di uno dei protagonisti di una delle pagine più buie della storia repubblicana italiana. A moderare il dibattito il professor Gianni Paoletti, docente di storia e filosofia dell’istituto.

Il generale Cornacchia ha ripercorso con gli studenti alcuni dei temi più inquietanti e controversi legati agli anni di piombo, una stagione con cui, a quasi cinquant’anni di distanza, il Paese fa ancora fatica a fare i conti.
Tra le questioni emerse nel corso del dialogo, anche quella del mancato pentimento di una parte degli ex terroristi: una ferita ancora aperta, come ricordano i familiari degli agenti della scorta di Moro trucidati in via Fani il 16 marzo 1978.















