- di Barbara Amadori
Senza titolo di Diego Strappaghetti è una delle venti opere finaliste della sezione grafica del Premio Marchionni 2026, concorso che da oltre un decennio opera nell’ambito dell’arte contemporanea, offrendo agli artisti la possibilità di confrontarsi e far visionare i propri lavori a una giuria di esperti.
Dopo un’attenta selezione, le opere scelte confluiranno in una mostra al Museo Arborense Diocesano di Oristano.
Senza titolo fa parte di un ciclo di lavori a cui Diego Strappaghetti si dedica da anni. Il primo disegno della serie è stato realizzato nel 2020, sono poi seguiti altri 19 ritratti: ragazze e ragazzi colti nella fase di transizione dell’adolescenza. Ai soggetti, rappresentati frontalmente, sono associati oggetti o segni che nascondono parti o interi elementi del volto.
Nell’opera selezionata al Premio Marchionni c’è una giovane donna, statica, con lo sguardo rivolto di fronte a lei, sguardo offuscato da un velo finemente ricamato che sa di antiche tradizioni, che le avvolge interamente il capo e che, a tratti, cela alcuni elementi fisiognomici.

La figura si staglia su un fondo bianco, inquadrata da una sottile linea a fare da cornice, a fianco a lei un triangolo suddiviso in quadrati di grigi differenti. Un triangolo posto lì come fosse un indizio, forse un elemento atto a svelare qualcosa sulla tecnica del disegno, su cosa c’è dietro e prima.

Il disegno è la tecnica usata da Strappaghetti, da decenni attivo nel territorio umbro.
Prediligendo progetti di ampio respiro, la sua pratica artistica si caratterizza per cicli di opere legate tra loro.
Il lavoro selezionato dal Premio Marchionni è un tassello di una recente ricerca incentrata sul ritratto che avanza in modo minuzioso in un tempo dilatato. Tratti, segni, chiaroscuri, dettagli sono scanditi da un ritmo lento e incessante; un lavoro puntuale e attento che procede in un continuo raccordo tra mente e corpo, idea e gesto.
“Ogni segno tracciato sulla carta è una pietra da guado che consente di passare alla successiva, finché non si è attraversato il proprio soggetto come se fosse un fiume, finché non lo si è lasciato alle spalle.” (Sul disegnare, John Berger)


















