L’Associazione Naturalistica Gualdese torna a chiedere interventi per la tutela del laghetto carsico di Valsorda, riaccendendo una vicenda che da anni vede confrontarsi posizioni diverse sull’utilizzo dell’area.
In una nota, l’associazione presieduta dalla naturalista Mara Loreti esprime preoccupazione per lo stato di conservazione del laghetto, sostenendo che la presenza del bestiame continui a compromettere, utilizzandolo come abbeveratoio e poi con i loro liquami e deiezioni, un ambiente ritenuto di particolare pregio naturalistico.
Secondo l’associazione, il degrado sarebbe stato evidenziato anche dal monitoraggio svolto nel 2024 nell’ambito dell’aggiornamento dei Piani di gestione dei siti della rete europea Natura 2000. Per questo motivo viene chiesto agli enti competenti di rafforzare le attività di controllo e di applicare le misure di tutela previste per l’area.
Il laghetto di Valsorda ricade infatti all’interno della Zona Speciale di Conservazione “Monte Maggio – Monte Nero”, inserita nella rete Natura 2000 e sottoposta anche a vincolo paesaggistico, sottolinea l’ANG, ricordando che le misure di conservazione vietano interventi che possano alterare stagni, aree umide e habitat naturali, salvo specifiche deroghe previste dalla normativa.

Nella nota si sottolinea inoltre come Valsorda rappresenti uno degli ambienti più caratteristici del territorio gualdese, conosciuto non solo per il valore paesaggistico e turistico, ma anche per la presenza di specie vegetali rare, protette ed endemiche.
A sostegno della propria posizione, l’associazione richiama anche alcuni documenti conservati nell’Archivio storico di Gualdo Tadino e studiati dallo storico Sergio Ponti, dai quali emergerebbe come già nei secoli passati le autorità locali avessero adottato provvedimenti per preservare la qualità dell’acqua del laghetto.
Quello del laghetto carsico di Valsorda è un tema che periodicamente torna al centro del dibattito cittadino. Negli ultimi anni si sono susseguite prese di posizione da parte di associazioni ambientaliste, amministrazione comunale e Carabinieri Forestali, con interpretazioni differenti sulle modalità di utilizzo dell’area e sugli interventi necessari per conciliare tutela ambientale e attività di pascolo su terreni soggetti a uso civico.


















