Intervista esclusiva a Jamil Anderlini: “Gualdo Tadino è parte di me. Il giornalismo? È all’alba di una nuova rivoluzione”

È una storia che unisce memoria familiare e carriera globale quella di Jamil Anderlini, 47 anni, uno dei nomi più autorevoli del giornalismo internazionale. Direttore di POLITICO Europe dal 2021, Anderlini ha ricoperto incarichi di prestigio in alcune delle principali testate mondiali, tra cui The Financial Times, dove è stato caporedattore a Pechino e responsabile per tutta l’Asia, e South China Morning Post, con uno sguardo profondo sulle dinamiche geopolitiche ed economiche internazionali.

Le radici di Jamil affondano a Gualdo Tadino, in particolare a Palazzo Mancinelli, da dove nel 1901 partirono il suo bisnonno Costantino e la moglie Celeste Mendichi per cercare fortuna in America. Una storia familiare emblematica del sogno americano che ha portato diversi discendenti del capostipite gualdese a ricoprire ruoli di rilievo nella società americana.

Gualdo News nelle scorse settimane ha portato alla ribalta la sua storia e quella della sua famiglia, anche se fu Valerio Anderlini, suo lontano parente ed ex direttore del Serrasanta, a svelarne per primo il legame gualdese nel libro “Emigranti, cittadini del mondo” (2012) raccontando la visita a Palazzo Mancinelli di una giovane famiglia Anderlini in cerca delle proprie radici.

Nelle scorse settimane il sindaco Massimiliano Presciutti, anche in qualità di presidente della Provincia di Perugia, ha ricevuto Jamil Anderlini e la redazione di Gualdo News in occasione del Festival del Giornalismo di Perugia, notizia riportata con soddisfazione anche dall’Ambasciata d’Italia a Bruxelles.

In questa intervista esclusiva rilasciata a noi di Gualdo News, Jamil racconta la sua storia personale e professionale, riflette sul presente e sul futuro del giornalismo, e riafferma il profondo legame che lo unisce alla nostra terra.

• La tua famiglia ha radici a Gualdo Tadino, una piccola città umbra con una significativa storia di emigrazione. Quanto sei riuscito a scoprire di queste radici italiane, e pensi che abbiano influenzato la tua identità personale e professionale?
La mia eredità italiana è sempre stata molto importante per me, e fin da quando ero molto piccolo ho ascoltato tante storie su Gualdo Tadino e in particolare su Palazzo Mancinelli, dove viveva il mio bisnonno prima di trasferirsi in America. Ancora prima che io nascessi mio padre portò mia madre a Gualdo Tadino per conoscere i nostri parenti lontani. Circa 15 anni fa, quando i miei due figli più grandi erano ancora piccoli, portai la mia famiglia in visita a Palazzo Mancinelli e riuscimmo a incontrare la cugina di mio nonno e altri parenti più distanti. Anche se ho vissuto in tutto il mondo, sento un legame molto forte con questa splendida terra d’origine e parlo sempre con entusiasmo di Gualdo Tadino e della zona di Perugia.

• La storia della tua famiglia incarna perfettamente il concetto di “sogno americano”: lasciare l’Italia in cerca di nuove opportunità e costruire un futuro migliore. Anche se sei cresciuto in Nuova Zelanda, pensi che il sogno americano abbia oggi ancora lo stesso valore?
Penso che il sogno americano esista ancora oggi e che molte persone in tutto il mondo continuino a sognare di costruirsi una vita in America. Credo però che una parte di questo sogno, per gli emigrati che lasciarono l’Italia e altri paesi per trasferirsi negli Stati Uniti, fosse che loro stessi o i loro discendenti potessero un giorno tornare nei paesi d’origine per contribuire anche lì a costruire un futuro migliore. Spero che in futuro io, o magari i miei figli, potremo fare qualcosa di simile in Italia.

• Come è nata la tua passione per il giornalismo?
Da bambino ero sempre molto interessato alle notizie e al giornalismo. Il mio primo lavoro, quando avevo circa 10 anni, è stato quello di consegnare i giornali! Ho studiato letteratura all’università, poi ho voluto vivere delle avventure e vedere il mondo, e ho capito che il modo migliore per farlo era diventare giornalista.

• Il ruolo del giornalista sta cambiando e in alcuni casi include anche aspetti legati allo sviluppo del brand, oltre alla produzione di contenuti. Nel tuo percorso che ti ha portato a diventare Regional Director di POLITICO in Europa, come hai vissuto questa evoluzione? E il tuo approccio al giornalismo è cambiato?
È vero che molti aspetti del giornalismo sono cambiati, ma, a un livello fondamentale, gli elementi chiave del giornalismo sono rimasti gli stessi di 150 anni fa. Il lavoro di intervistare, fare ricerche, raccontare una storia non è cambiato, e il modo in cui raccontiamo le storie non è poi così diverso. Quello che è cambiato principalmente è la tecnologia con cui diffondiamo il giornalismo, e anche i modelli di business. Sono ancora in evoluzione ed è molto stimolante pensare a cosa riserverà il futuro per il nostro settore. Credo che siamo all’alba di una nuova età dell’oro del giornalismo, e sono entusiasta di farne parte. Ho lavorato come corrispondente estero, capo redattore, direttore editoriale, e ora supervisiono le operazioni commerciali in Europa. Trovo affascinanti tutti gli aspetti del nostro settore e mi sento fortunato ad averne vissuti tanti – incluso consegnare giornali da bambino!

• Il tuo panel all’International Journalism Festival ha affrontato il tema del giornalismo sostenibile in un’epoca di crisi politica. Quali sono a tuo avviso le strategie più efficaci per mantenere l’indipendenza editoriale e costruire la fiducia del pubblico in questo contesto?
Penso che il modo più importante per garantire l’indipendenza editoriale – che permette ai media di svolgere il loro ruolo fondamentale di controllo del potere e di difesa della democrazia – sia sviluppare e mantenere modelli di business sostenibili e diversificati. Garantendo la sostenibilità finanziaria e l’indipendenza delle imprese editoriali, e assicurandosi che non dipendano da fonti di reddito concentrate, i giornalisti possono fare il proprio lavoro senza timori e senza favoritismi.

• In un’epoca in cui le abitudini dei lettori cambiano costantemente, come vedi l’evoluzione del modello di business per le testate online nei prossimi anni?
Credo che in futuro emergeranno molti nuovi modelli di business di successo e che siamo solo all’inizio di una rivoluzione nelle forme e nei formati giornalistici. Sono curioso di vedere cosa succederà, e penso che l’innovazione nel nostro settore possa arrivare da luoghi e persone molto diversi.

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Redazione Gualdo News
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