In uscita a metà aprile, il nuovo lavoro discografico “Arabian Jazz Trio” del pianista e compositore gualdese Francesco Demegni si preannuncia come un manifesto di solidarietà e unione tra culture.
Il cuore del progetto risiede nella collaborazione con due musicisti d’eccezione, uno iraniano e l’altro palestinese, le cui identità – viene evidenziato nel comunicato di presentazione – “restano protette per evitare ritorsioni nei loro Paesi d’origine. In contesti dove la musica è spesso etichettata come “Haram” (proibita perché considerata distrazione dal divino) e la voce femminile è vista come “Fitna” (fonte di tentazione), questo album assume una connotazione di libertà pura.“
L’impegno di Demegni va oltre lo spartito, in quanto il disco ha una finalità benefica, poichè i proventi delle vendite saranno devoluti direttamente alle famiglie dei due musicisti duramente colpite dalle realtà della guerra, e un messaggio universale: “L’obiettivo non è politico né religioso – si sottolinea – ma umanitario: riscoprire il dialogo attraverso l’arte, unico vettore capace di superare i confini della tolleranza.

Registrato negli studi Etralab tra Gubbio e Gualdo Tadino, l’album fonde le sonorità ancestrali dell’Oud e del Tar (strumenti tradizionali a corda) con le radici della musica afroamericana. Le melodie mediorientali si intrecciano così con swing e blues, R&B e soul.
Il risultato è un jazz armonicamente sofisticato ma estremamente fruibile, che trasporta l’ascoltatore in una dimensione “morbida” e seducente.
L’ascolto di Arabian Jazz Trio evoca atmosfere cinematografiche: tra improvvisazioni pianistiche e temi orientali, sembra di respirare i profumi di spezie e tè alla menta consumati in club lontani.
È un ritorno a un jazz narrativo che celebra l’Oriente come luogo di fascino e scoperta, dimostrando quanto, nonostante le distanze geografiche, l’entusiasmo creativo e gli intenti umani siano profondamente simili.















