Gli effetti della crisi sulla Fascia: per i giovani poco lavoro e precario

La crisi economica che da ormai dieci anni ha investito la Fascia Appenninica sta avendo ripercussioni anche sui giovani, in particolare per quanto riguarda i contratti di lavoro. Di questo si è parlato lunedì scorso a Gualdo Tadino, presso la sala parrocchiale di Santa Maria Madre di Dio, partendo da uno studio presentato dalla scuola di formazione socio politica Toniolo della diocesi di Assisi, Nocera Umbra e Gualdo Tadino e dal circolo Acli Ora et Labora di Fossato di Vico. Una ricerca nata dalla volontà del vescovo Domenico Sorrentino per riflettere sul futuro lavorativo dei giovani dell’eugubino-gualdese, realizzata tramite un questionario sottoposto ad un campione di 180 studenti che hanno terminato il percorso di studi superiori presso gli istituti di Gubbio e Gualdo Tadino tra il 2014 e il 2017.

Dallo studio è emerso che il 52% dei ragazzi è iscritto all’università, in linea con la media nazionale ed appena inferiore al dato regionale, con una maggioranza di donne. Risultano disoccupati il 21% degli intervistati, un dato che appare positivo se confrontato con quello nazionale, ma che non è sinonimo di buona occupazione. I contratti infatti sono a tempo determinato, in molti casi addirittura giornalieri, facendo emergere che la condizione lavorativa giovanile sia sostanzialmente precaria. E’ invece positiva l’assenza in questo spaccato dei Neet (acronimo che indica i giovani che non studiano, non si formano e non ricercano un impiego). I giovani sognano occupazioni più creative e maggiormente autonome e non ambiscono più al ricercato “posto fisso” nel settore pubblico, uno dei principali obiettivi fino a qualche decennio fa.

L’incontro verteva su “L’Appennino e la crisi: criticità e potenzialità del territorio”. Moderatore del dibattito Marco Carloni, membro della scuola G. Toniolo che, dopo i saluti ed i ringraziamenti di rito, ha lasciato la parola al primo intervento del Sindaco di Gualdo Tadino Massimiliano Presciutti. Il primo cittadino ha ricordato l’impegno che stanno mettendo in campo le amministrazioni locali, unite per combattere la crisi e far ripartire il territorio. Venerdì 4 maggio si terrà a Gubbio uno consiglio comunale aperto che coinvolgerà tutti i comuni della Fascia Appenninica con l’obiettivo di fare squadra.

Il presidente del circolo Ora et Labora Sante Pirrami ha presentato l’accurata ricerca sull’andamento delle scelte scolastiche e lavorative dei giovani del territorio elaborata dallo staff del circolo fossatano.  Dai dati emerge chiaramente una maggiore propensione dei giovani a ricercare un lavoro che comporti anche un trasferimento. Le motivazioni sono soprattutto legate alla precarietà del lavoro che spesso svolgono nel territorio d’origine, ma anche alla ricerca di un miglioramento della propria situazione economica e sociale. Gli intervistati ritengono che un rilancio del territorio debba passare attraverso una crescita del settore del turismo, della cultura e delle nuove tecnologie.

Dopo la presentazione dei dati numerici, Edoardo Ridolfi, uno dei giovani intervistati, ha portato la propria brillante testimonianza. Oggi è impiegato alla Slope, azienda gualdese che sviluppa software gestionale per hotel. Un esempio di come la nuova occupazione possa arrivare da aziende innovative che puntano fortemente sulle nuove tecnologie. Ridolfi ha spiegato il suo percorso all’interno dell’azienda, iniziato prima con una semplice collaborazione e diventato in poco tempo un lavoro a tempo pieno. Il giovane gualdese si occupa dell’elaborazione di testi nel blog di turismo presente nel sito Slope. Un’attività, quella del “content manager”, altamente creativa in cui si sviluppa una comunicazione che mira a creare interesse nel lettore in un settore molto specifico. Un lavoro che, ha sottolineato, non si sarebbe mai aspettato di fare ma talvolta, grazie alla lungimiranza di imprenditori a dir poco pionieri, si possono aprire orizzonti davvero insperati.

A tal proposito Marco Matarazzi, ingegnere gualdese membro di Confindustria dell’eugubino-gualdese, in pochi anni ha saputo creare diversi posti di lavoro nel campo delle nuove tecnologie con le sue aziende Vendini Srl e Slope. La sua testimonianza, ricca di entusiasmo e vivacità, ha messo in evidenza come la velocità dei cambiamenti industriali porti inevitabilmente a ripensare il modo di fare impresa. Nelle aziende che guida sono presenti molti ingegneri informatici, che vengono selezionati anche grazie alla collaborazione con alcune università ma sta emergendo sempre di più la necessità di avere nuove figure professionali che abbiano anche la capacità di saper promuovere il brand, di migliorare il portafoglio dei clienti, risorse che siano in grado di mettersi in gioco mettendo in campo tutte le proprie potenzialità. In questo ambito Edoardo Ridolfi è un vero esempio.

Mario Bravi presidente dell’Ires Cgil dell’Umbria, pur apprezzando l’entusiasmo dei giovani che hanno proposto importanti testimonianze, ha ricordato come i cambiamenti economici e del lavoro, veloci e tumultuosi, abbiano provocato degli strappi sociali ancora lungi dall’essere ricuciti. L’Umbria non riesce a risollevarsi ed i dati sono impietosi con un Pil che ha ancora il segno meno. In questo quadro regionale a tinte fosche, la Fascia Appenninica ha fatto ancora peggio. Non si può più parlare di semplice crisi, dopo dieci anni, ma di qualcosa di più grave e profondo. I salari umbri continuano ad essere mediamente più bassi di molte altre zone del paese ed è evidente che non si può uscire dalla crisi tagliando diritti e stipendi. In Umbria la piaga della precarietà dilaga, basti pensare che nel 2017 solo un contratto su dieci è stato a tempo indeterminato. È necessario, spiega Bravi, rilanciare un piano per il lavoro che parta dalla tutela delle industrie ancora presenti, da un nuovo sviluppo industriale e da una maggior cura della persona e del territorio. In una regione che continua ad invecchiare, il lavoro di cura potrebbe garantire nuova occupazione nell’immediato futuro.

Delle nuove opportunità occupazionali legate alla cura della persona ha parlato Carlo Di Somma presidente di Federsolidarietà-Confcooperative. Nel medio periodo, soltanto per il welfare degli anziani, serviranno investimenti seri in personale qualificato.

La chiusura del convegno è stata affidata a monsignor Domenico Sorrentino. Il vescovo diocesano ha espresso grande soddisfazione per l’iniziativa fortemente voluta dalla scuola socio-politica “Giuseppe Toniolo” e dalle Acli. Ha chiesto unità, pur nelle loro diversità, di tutti gli attori sociali, sindacati, mondo dell’impresa, istituzioni locali, per riaccendere la speranza e per costruire un futuro di prosperità.

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